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La gestione dei contenuti di questo sito web e' a cura di Antonio Deliso

 

Ecco, io sto alla porta e busso ...

Può accadere anche a te, in piena estate, di venire a trovarti di fronte ad uno scenario che questa immagine riproduce con grande efficacia. Quanti colori e quante sfumature! Dal giallo più intenso di un campo di grano pronto per la mietitura, al verde dell’erba in piena vegetazione; poi l’azzurro di un cielo terso in una giornata di vento, che fa ondeggiare le spighe del grano oramai maturo. E, come se non bastasse tutto questo, le mille sfumature di colori degli ultimi raggi di sole al tramonto. La visione estiva di un simile scenario non può lasciarci indifferenti!

 

Tramonto Estate Campo di Grano 

 

Il primo risultato che  produce è lo stupore che avvertiamo nel considerare la meravigliosa complessità e contemporanea semplicità della funzione visiva che ci permette di “vedere” e distinguere forme e colori.
E  pensare che diamo per acquisito, perfino per scontato, il funzionamento così perfettamente coordinato  della meravigliosa struttura che, captando le radiazioni luminose, le trasforma in impulsi nervosi che,  a loro volta, decodificati nel cervello, riproducono quello che sta davanti a noi. 

Che meraviglioso dono è quello della vista!
Anche se, qualche anno fa, trovandomi a visitare un centro che ospita non vedenti, ho compreso come si sviluppano altri sensi, sensibilità e capacità che sopperiscono a difetti visivi fino alla cecità completa.

Questo accade perché il Signore, che ci ha creati, è davvero meraviglioso!
Ricordiamo a questo punto le parole del Salmo 139 verso 14:  
Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l'anima mia lo sa molto bene.

Ma ora, torniamo a pensare all’immagine stupenda di un campo di grano pronto per la mietitura; tra l'altro, proprio d’estate, si celebrano dalle nostre parti, in paesi dell’entroterra, le “feste del grano”.
Il grano maturo ci fa andare con il pensiero ad un brano del Vangelo che qui riportiamo:
Gesú percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: "La mèsse è grande, ma pochi sono gli operai. Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse". (Matteo 9:35-38).

In realtà, in queste espressioni, notiamo quella che è stata definita una sintesi del ministero di Gesù che sfocia in quella frase finale che non può non farci riflettere … ancora una volta.
Gesù ha compassione delle “folle stanche e sfinite,  come pecore che non hanno pastore”, vale a dire estenuate dalla fatica, indifese e rassegnate, senza riferimenti ed incapaci di reagire di fronte alle difficoltà ed ai pericoli.
Pensandoci bene: non è questa la condizione di tanta parte dell’umanità in questa nazione ed in tutto il mondo?
Ah se ci fossero più operai !

Non possiamo però perderci in questo genere di considerazioni troppo scontate, né vogliamo rassegnarci e lasciarci andare allo scoraggiamento; sì, è vero, c’è  tanto da fare!
Questo campo di grano maturo, pronto da mietere, ci deve indurre a non perdere nemmeno un minuto del nostro tempo. Non vogliamo più aspettare ... il grano non può più aspettare nel campo … c’è bisogno di operai, prima che sia troppo tardi ed il raccolto vada perduto.

Ora, però,  possiamo spostare la nostra attenzione sul fatto che Gesù, così preso da  profondo senso di compassione, che possiamo tradurre come l’esatto contrario dell’indifferenza, dell’egoismo ed egocentrismo che regna nell’uomo moderno anche in campo religioso, ci parla di un appello stringente e personale.

Se rifletto, si avverte chiaramente  in queste circostanze, una voce che, sommessamente e  con dolcezza, desidera parlare proprio a noi; senza quell’arroganza di certi urlatori che dall'est all'ovest, dal nord al sud, usano parole e discorsi, che con il Messaggio del Vangelo hanno poca attinenza, mentre ci portano a concentrare l'attenzione su quello che dobbiamo o non dobbiamo fare, sulle regole, sul comportamento, in certi casi sulle penitenze, caricandoci di ... sensi di colpa e facendoci sentire inadeguati, indegni dell'attenzione di un Signore che è invece pieno di compassione per tutti.

Se ti connetti a Cristo, invece, se ti sintonizzi sulla lunghezza d'onda del Messaggio del Vangelo, puoi sentire  quella voce che, come ci ricorda il verso 20 del capitolo 3 dell’ultimo libro della Bibbia, dice: 
Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me.
Gesù sta bussando alla porta del tuo cuore, o no?

Se abbiamo qualche volta avvertito quel picchiare, così educato e rispettoso della nostra autonomia di giudizio e libertà di scelta, avremo anche provato quella che possiamo definire una vera e propria  spinta emotiva ad aprire il nostro cuore e farci coinvolgere.


Resistendo a quella voce, invece, abbiamo, in altre occasioni, contribuito a rendere così degradata  la vita sulla terra.

Come abbiamo ridotto l’ambiente morale, dove pullulano fanatismo di tutti i tipi ed indifferenza,  due mali opposti ma ugualmente malefici; che, anzi, fanno a gara a chi fa più danno … un giorno vince il fanatismo l’altro vince l’indifferenza. 

I soliti opposti estremismi così presenti nella vita moderna che lasciano al "male" campo libero  per demolire, abbattere, scoraggiare, impaurire.
 
Se provi ora a chiudere gli occhi per un momento e pensi a quel Signore meraviglioso che sta davanti alla porta del tuo cuore, se cerchi di guardare dentro te stesso, forse potrai raccogliere l’invito a pregare perché il Signore mandi degli "operai" nella sua messe.

Certo, non possiamo dimenticare che  possiamo avere il privilegio di divenire noi stessi  la risposta  alla nostra  preghiera, finendo per essere coinvolti al punto di abbandonare ogni tipo di fanatismo ed ogni forma di indifferenza ed apatia, incominciando a portare in casa nostra, ai nostri amici, dovunque andiamo e ci troviamo,  questo amore che conquista : l'Amore di Gesù di Nazareth, il Signore, che è morto per redimerci, è risorto, è vivente e sta ora bussando alla porta del cuore di qualcuno di noi.
                                                                                                      A.D.

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Finchè si può dire oggi
Si può imparare ad essere giovani?

Un vecchio detto popolare afferma che “ad essere giovani si impara da vecchi”; per contro, guardandoti intorno, capita di far caso al fatto  che tanta gioventù pare essere invecchiata precocemente.

Può accadere che ti sorprendi a riflettere sul tempo trascorso e su tutto quello che avresti voluto realizzare  e che consideravi importante, ma che non hai potuto ottenere … per ragioni di tempo.

Tic … tac … tic … tac … il tempo scorre inesorabilmente, non si ferma, tutto passa; ad un certo punto, ti accorgi che ogni attimo è prezioso.

Comprendi, allora, che non è più il caso di perderti in chiacchiere, passare il tempo a fare cose che, in fondo non servono più, perché, in realtà, non sono importanti, mentre ti hanno rubato spazio per impegnarti in ciò che conta veramente.

Sì, può sembrare banale fare certe riflessioni ad una certa età. 

Qualche esempio?

Come sono cambiati i tempi!  Come è cambiato il mondo intorno a te! Come sei cambiato pure tu!

Ti accorgi immediatamente, però,  che qualcosa che hai sperimentato personalmente è rimasto; ha conservato intatto il suo valore, che, anzi, ti sembra pure cresciuto enormemente.

Pensi a quello che sei diventato ed al rapporto con la Parola della Vita, che continua a costituire il cibo quotidiano che non si è deteriorato, non ha perduto il suo sapore; anzi, nel tempo, continua  a produrre frutti sempre più sostanziosi.

Ti vengono in mente le parole che hai letto tanto tempo fa e che ora acquistano più senso e sostanza:

Fino alla vostra vecchiaia io sono, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti, e io vi sosterrò; sí, vi porterò e vi salverò. (Isaia 46:4).

Sì …  è vero …  hai una valigia piena di ricordi, memoria  di tempo trascorso in attività inutili che ti hanno distolto dal guardare diritto, avanti a te, a ciò che veramente (ora lo hai capito, finalmente) ha valore.

Allora, pensi : Ah, se si potesse ricominciare daccapo!

In passato questo genere di considerazioni avrebbero causato una vera  e propria crisi;  ma tu, lo  sai, sei uscito per sempre dalla crisi, ferito, con tracce profonde nell’anima, ma vivo.

Per questo sai che non puoi più sprecare  tempo; bisogna rimanere concentrati  e guardare avanti.

Ricominciare da capo …  ogni giorno, perché hai imparato, finalmente, ad essere giovane, notificando al Signore il tuo bisogno di aiuto per essere guidato, per dare più sapore e sostanza alla vita; quella che ti sta davanti, che ora ti sembra davvero meravigliosa e che ti fa desiderare di dirlo a tutti, amici, conoscenti e parenti.

E mentre vivi e cammini, realizzi che non sei solo, il Signore risponde e … ti addolcisce l’anima.

A.D.

A proposito di incontri che ti cambiano la vita (seconda parte)

Riprendiamo la nostra riflessione su questo episodio narrato nell’evangelo di Matteo. Spero abbiate avuto il tempo di rileggerne il resoconto  e chissà, (non è mai troppo tardi, finché si può dire oggi, tanto per restare nel tema di questa rubrica) per qualcuno, di leggere per la prima volta.

A questo proposito desidero comunicare a quanti fossero sprovvisti di un Nuovo Testamento, di farcene richiesta, attraverso i nostri recapiti; saremo felici di poterne donare una copia, che potrà rivelarsi un dono prezioso per il resto della vita.

Tutti, credo, sarete rimasti toccati da questo incontro tra  una mamma piena di affetto, una donna cananea, che sfida coraggiosamente le difficoltà, si fa largo e  riesce a giungere davanti a Colui della cui potenza aveva sentito parlare; il solo, riteneva, che avrebbe potuto operare una liberazione così istantanea, miracolosa, ed impossibile a qualsiasi uomo.

Possiamo ritenere che non avesse il minimo dubbio sul fatto che la sensibilità, la disponibilità e la misericordia del Maestro, Cristo Gesù, non “avrebbe potuto” resistere al suo disperato grido di aiuto.

Proprio no!

E’ certa che il cuore di Cristo Gesù  non si sarebbe sottratto a questa richiesta di intervento urgente.

Un episodio che ai più distratti  può apparire come un fastidioso incidente di percorso, inopportuno quanto imprevedibile, come un evento del tutto casuale; ma è chiaro: è il piano di Dio.

Quanti incontri tra Gesù e le donne appaiono casuali ed imprevisti?

Eppure sono lì, nel Vangelo, per almeno quattro ragioni importanti: scuotere le coscienze  da pregiudizi e da atteggiamenti e comportamenti ingiusti nei confronti delle donne, costituire una lezione per tutti gli uomini di ieri e di oggi, aprire uno spiraglio per chiunque desidera essere liberato dalle catene della malvagità, compresa la possessione demoniaca di un familiare ed anche, per noi oggi, vedere alimentata la fede e la speranza, quando siamo in difficoltà.

Mi sono rimaste in mente ed ancora risuonano in me quelle parole di Gesù: O donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi. E da quell'ora la sua figliuola fu guarita.

Che bella lezione! Non vi pare?

E.D.

 

A proposito di incontri che ti cambiano la vita (prima parte)

L’evangelo riporta tantissimi episodi che riguardano incontri ravvicinati del Signore, con uomini e donne in cerca di aiuto, in situazioni e circostanze sempre differenti, talvolta in presenza di un seguito formato da discepoli e folle che, a vario titolo, lo seguivano e gli si accalcavano intorno.

Non dico niente di nuovo se paragono i racconti di questi incontri a veri e propri quadri d’autore, tante sono le sfumature ed intense le emozioni che ci vengono trasmesse. Senza dimenticare la profondità del messaggio che ne riceviamo ogni volta, pur con il passare degli anni, trovandovi sempre nuovi dettagli che aprono spiragli di luce e di prospettive benedette per tutti.

Qualche sera fa ho riletto il racconto che l’evangelista  Matteo ci riporta dell’incontro di Gesù con una donna cananea, come erano definiti gli abitanti di quella regione, peraltro nota per il paganesimo.

Ancora una volta questo episodio mi ha "impressionato" per la decisa insistenza di questa donna, la fiducia che essa nutre sul risultato. Anche se, non può passare inosservata la sua umiltà, unita alla consapevolezza di trovarsi di fronte a Colui, la cui autorità avrebbe potuto  soddisfare  la sua richiesta di aiuto e liberazione per la figlia, nientemeno che tormentata da un demonio.

Non è vinta da un comune senso di  “amore per la propria privacy” e non prova alcuna vergogna nel confessare pubblicamente il bisogno di una potente liberazione per la sua figliuola; non tiene,  in alcun conto, il parere ed il giudizio di tutti i presenti a questa scena.

Ora, però, fermiamoci un momento a considerare una certa apparente disattenzione del Maestro, che pare non avere intenzione di rispondere, circondato da discepoli che, infastiditi da quella presenza, considerata, anche per ragioni etniche, estranea e non gradita, invitano Gesù ad allontanarla.

Prendiamoci un po’ di tempo per riflettere; domani, a Dio piacendo, vedremo gli sviluppi. Intanto vi lascio un compito: rileggete questo episodio, narrato nell’evangelo di Matteo capitolo15 dal verso 21 al verso 28.

A domani.

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