Ma in fondo … che c’è di tanto strano? Il mondo funziona così!
Io voglio cantare per il mio amico il cantico del mio amico per la sua vigna. Il mio amico aveva una vigna sopra una fertile collina. La dissodò, ne tolse via le pietre, vi piantò delle viti scelte, vi costruì in mezzo una torre, e vi scavò uno strettoio per pigiare l'uva. Egli si aspettava che facesse uva, invece fece uva selvatica. Ora, abitanti di Gerusalemme e voi, uomini di Giuda, giudicate fra me e la mia vigna! Che cosa si sarebbe potuto fare alla mia vigna più di quanto ho fatto per essa? Perché, mentre mi aspettavo che facesse uva, ha fatto uva selvatica?
Qualche giorno fa, ho riflettuto sul senso di profonda delusione che questo brano delle Sacre Scritture, così efficace e toccante, riportato nel libro del profeta Isaia, capitolo 5, versi da 1 a 4, esprime in modo inequivocabile.
Le stesse domande, che concludono il brano citato, testimoniano di una profondissima amarezza, unita al desiderio di cercare una spiegazione alle disastrose conseguenze che seguiranno, descritte nello stesso capitolo 5 dal verso 5 in poi.
Sì, penso anch’io, che il vignaiuolo, saggio ed accorto, abbia fatto tutto il possibile, curando ogni dettaglio, per facilitare una buona ed abbondante raccolta di uva da pigiare, per poi ottenere un vino di alta qualità; personalmente riconosco la piena legittimità di tale sua aspettativa.
Mi sembra così chiara, oltre che suggestiva, la constatazione del vignaiuolo, il quale, dopo aver preparato e predisposto tutto con scrupolosa cura, giunge a doversi dolere di tanta indifferenza, di tale irresponsabilità; sarà perché si tratta di un settore, quello della coltivazione dei campi, dove personalmente, per hobby, mi sono cimentato per un pò di tempo.
Credo, però, che, comunque, anche senza alcuna conoscenza di tipo agricolo, avrei potuto ben comprendere le ragioni della delusione che questa metafora della vigna mette in risalto; anche perché usa un linguaggio, così poetico, ma anche così "terra-terra", alla portata di tutte le menti che, sinceramente, si aprono a comprenderne il significato.
Non c’è proprio da dubitare … il Vignaiuolo è costretto ad una conclusione molto amara, di fronte ad una vendemmia altrettanto amara!
Un vero capolavoro … un cantico d’amore che stimola l’immaginazione ed evoca emozioni familiari che tutti potremmo aver provato di fronte a situazioni che possiamo aver vissuto in ambito lavorativo, sociale o familiare.
Dimorate in me , e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sè dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. Io sono la vite , voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perchè senza di me non potete far nulla. Se uno non dimora in me , è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. Evangelo di Giovanni capitolo 15: 4-6
Ma ora torniamo alla nostra riflessione sul testo biblico iniziale, tratto dai primi quattro versi del capitolo 5, nel libro del profeta Isaia.
Dopo l'amara delusione per il risultato così scadente, ad un certo punto, arriva, improvvisa e forse imprevedibile, la richiesta di un parere, di una opinione … come a voler interrogare anche noi, individualmente, domandandoci: tu … Giovanni, Maria, Francesco, Anna … cosa ne pensi?
Fa salire in mente l’episodio di Davide dinanzi a Natan (2 Sam 12:1-7). Risuona, in sostanza, come un invito, non proprio gradito, ad approvare la propria stessa incriminazione.
No! … neppure io, nel caso in questione, riesco a trovare la seppure minima giustificazione per l’insuccesso della vendemmia, se non la infedeltà e l'incapacità di essere ubbidienti al vignaiuolo.
Non pensate anche voi che questo senso di amarezza provato dal protagonista di questa suggestiva allegorìa, sia lo stesso sentimento di tanti genitori che, dopo aver fatto di tutto per educare il proprio figlio al bene, alla rettitudine, al rispetto dei valori, di fronte a certi risultati che la cronaca quotidianamente fa salire alla ribalta, si ritrova a piangere, mentre si domanda: ditemi che cosa potevo fare di più ... per far sì che mio figlio non cadesse in questo precipizio?
Ma può accadere di provare la stessa amara delusione anche a chi, nella vita, si prodiga o come si usa dire, "si dà da fare" e "fa di tutto", perché altri siano facilitati e stimolati ad impegnarsi e collaborare, partecipando e condividendo un lavoro importante, che porti frutto, riesca bene, abbia successo, causando gioia per tutti, anche per l'ispiratore e l'autore di tali buone iniziative.
Succede (è successo) che chi fa questo genere di esperienza sia umanamente indotto a mollare, a desistere, ad arrestarsi, scoraggiato, giungendo a dubitare persino della utilità di continuare ad impegnarsi.
Ma questa metafora della vigna, raccontata in terza persona dal Sommo Vignaiuolo, ci costringe a riflettere, fino a decidere di voler evitare che la vigna, insieme agli sforzi compiuti da chi ha avviato e predisposto tutto, siano vanificati dalla incuria, dalla mancanza di sensibilità e di senso di responsabilità, oltre che, anche da altre qualità negative che oggi abbondano in gran quantità e di cui preferiamo non parlare.
Sì … può accadere, anzi succede, che dopo aver assaporato l’amarezza di un risultato così deludente, ti rendi conto che non puoi compromettere il lavoro già iniziato, finendo per lasciare andare tutto nella direzione in cui vorrebbero coloro che non hanno a cuore il successo della "vendemmia", tanto per tornare alla suggestiva allegoria della nostra riflessione.
Senti nel cuore, allora, che non hai scelta … devi rialzarti e riprendere il lavoro, ritornare all’impegno, ricominciare, perchè il lavoro nella vigna del Signore, figura di una chiesa contemporanea un pò distratta e superficiale, non può aspettare.
Grazie a Dio per qualche piccolo uomo o piccola donna, animati da quel senso di urgenza che, nonostante le difficoltà e qualche critica non sempre benevola, proprio non vogliono, costi quello che costi, vedere andare in rovina la vigna.
E’ vero, coloro che compiono questi gesti coraggiosi sono piccoli uomini, che assomigliano un po’ ad un certo Nehemia, di cui parla la Bibbia; persone assolutamente normali che agiscono in nome di una missione che sentono di essere stata loro affidata, che credono nella urgenza e si danno da fare, nonostante le difficoltà, i contrasti, gli impedimenti, le critiche dei pigri ed indolenti, che restano a guardare come semplici spettatori.
Sono strani certi operai incaricati di lavorare con impegno, fedeltà e costanza in questa vigna del Signore, vero?
Chi ha poco … spesso, è generoso; chi ha tanto … non di rado, è avaro!
Chi dispone di tanto tempo e risorse … preferisce stare a guardare piuttosto che farsi carico di una parte del lavoro da fare, forse perchè è spesso pesante e senza gratificazione personale.
Così va il mondo!
Così, però, il mondo trascina all'inferno tanti uomini e donne che vivono nella vigna e del frutto ... della vigna del Signore.
Ma non sempre!
Perchè nella vigna del Signore vivono anche donne e uomini pieni di coraggio e di zelo, illuminati dallo Spirito, per i quali il mandato del Sommo Vignaiuolo non deve e non può restare lettera morta.
Dio benedica quei cuori coraggiosi, un po’ solitari che, con scarse qualità ed anche poche possibilità, tra difficoltà ed impedimenti, si espongono a critiche, non si danno tregua, perché sentono che il tempo corre velocissimamente e l’ora viene, in cui ogni lavoro dovrà, forzatamente e finalmente, cessare per lasciare posto al giudizio.
Vengono in mente tanti episodi narrati nel Vangelo; per esempio quanto possiamo leggere nell’Evangelo di Matteo capitolo 9 versi 35-38
Gesú percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: "La mèsse è grande, ma pochi sono gli operai. Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse".
Sì … siamo, per grazia del Signore, fra quei pochi che hanno preso sul serio questa missione.
Anche se vediamo il mondo andare in rovina, ci conforta il pensiero che questo equivale ad un avvicinamento alla mezzanotte che aspettiamo con trepidazione: il ritorno di Gesù per portarci via.
Avvertiamo anche l’urgenza dell’ora perché sappiamo di avere ancora poco tempo per fare la nostra parte perché il Signore della vigna non debba amareggiarsi anche a causa nostra.
Non vogliamo risparmiarci ...perché ne vale la pena.
Sì ... desideriamo che il Signore della vigna, alla fine del nostro viaggio abbia per noi parole di approvazione, mentre conserviamo la speranza, fondata sulla misericordiosa cura del Signore verso noi, di poter dire, come leggiamo nella seconda lettera dell’apostolo Paolo a Timoteo capitolo 4 versi 7 e 8:
Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione.
Antonio Deliso





