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La gestione dei contenuti di questo sito web e' a cura di Antonio Deliso

 

Consacrati testimoni

 

“Io rendo grazie a Dio, il quale servo con pura coscienza, come l'han servito i miei antenati, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere giorno e notte, bramando, memore come sono delle tue lacrime, di vederti per esser ricolmo d'allegrezza. Io ricordo infatti la fede non finta che è in te, la quale abitò prima nella tua nonna Loide e nella tua madre Eunice, e, son persuaso, abita in te pure. 

Per questa ragione ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per la imposizione delle mie mani. Poiché Iddio ci ha dato uno spirito non di timidità, ma di forza e d'amore e di correzione. Non aver dunque vergogna della testimonianza del Signor nostro, né di me che sono in catene per lui; ma soffri anche tu per l'Evangelo, sorretto dalla potenza di Dio; il quale ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non secondo le nostre opere, ma secondo il proprio proponimento e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù avanti i secoli, ma che è stata ora manifestata coll'apparizione del Salvator nostro Cristo Gesù, il quale ha distrutto la morte e ha prodotto in luce la vita e l'immortalità mediante l'Evangelo, in vista del quale io sono stato costituito banditore ed apostolo e dottore.

Ed è pure per questa ragione che soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e son persuaso ch'egli è potente da custodire il mio deposito fino a quel giorno. Attieniti con fede e con l'amore che è in Cristo Gesù al modello delle sane parole che udisti da me. Custodisci il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi”

(II Timoteo 1:4-14 – Vers. Riveduta).

Questa lettera è considerata il testamento spirituale di Paolo. Paolo indirizza la sua lettera a Timoteo, quest’ultimo, sebbene ancora giovane, è già pastore ad Efeso. Sono i suoi primi anni di esperienza nel ministerio, e, benché abbia vissuto già molte Riflettoesperienze forti in compagnia di Paolo, egli ha certamente ancora bisogno di ricevere alcune raccomandazioni fondamentali per esser in grado di compiere fedelmente il servizio che gli è stato affidato.

Questa lettera può essere scritta perché Paolo poggia le sue affermazioni su delle solide convinzioni, come è scritto al versetto 5 egli sa che la fede di Timoteo è una fede non finta, Paolo sa che nel cuore di Timoteo batte del vero amore per il loro Maestro. Paolo sa che Timoteo ha esortato, ha lottato, è stato di esempio ai suoi fratelli, ma Paolo mentre scrive è anche consapevole delle lacrime di Timoteo (cfr. v. 4) e non sorvola su questo argomento; Paolo ha da dire delle cose forti al figlio della sua fede, ma prima di farlo lo rassicura di questo: egli prega giorno e notte per lui, si ricorda di Timoteo sempre. Anche di te che stai leggendo il Signore Gesù si ricorda, e anche a te Egli deve dire delle cose importanti, ma non lo fa senza averti prima rassicurato di questo: “Io mi ricordo delle tue sofferenze e delle promesse che ti ho fatto, delle lotte interne ed esterne che stai vivendo ed intercedo per te sempre, giorno e notte”.

Paolo però non ricorda solo questo, sa di avere a che fare con un servo fedele del Signore, sa di dover tenere desta la sua attenzione, e, confidando nella sua fede non finta, lo invita a ravvivare il dono di Dio che è il lui (cfr. v.6), Timoteo era stato consacrato all’evangelizzazione dal consiglio degli anziani e a Paolo premeva esortarlo a non demordere in questo altissimo mandato.

Viene da chiedersi: “Perché ravvivare Signore? Stai parlando anche a me con questo passo, mi dici di ravvivare il mio dono perché si è affievolito il fuoco del mio amore per Te? Ravvivare perché non è totalmente acceso?”.

La parola rav-viva-re ha a che fare con la vita. Signore dai vita all’opera Tua in noi!

Ma cos’è questo dono da ravvivare? Prendiamo un passo che credo esponga bene come Dio lo intenda:

Voi siete il sale della terra; ora, se il sale diviene insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non ad esser gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può rimaner nascosta; e non si accende una lampada per metterla sotto il moggio; anzi la si mette sul candeliere ed ella fa lume a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce nel cospetto degli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 5:13-16).

Diverse volte ci chiediamo quanto il Signore possa fare di noi il sale della terra, quanto in realtà sia presente in noi quel fuoco d’amore che arde per Dio e che ci rende impossibile non parlare di Gesù a questo mondo, a volte crediamo sia possibile far di questo desiderio di testimoniare di Cristo il nostro termometro spirituale, quasi come se tenere il conto dei giorni passati senza il desiderio di raccontare le cose grandi che Egli ha fatto per noi, potrebbe mai farci capire a che punto stia la nostra salute spirituale … ma grazie siano rese a Dio per i Suoi immancabili incoraggiamenti che ci portano a comprendere che non occorre affatto attendere di avere la febbre, ma che dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze a contrastare e vincere ogni nostra pigrizia e attitudine al silenzio:

“Non temere ma parla e non tacere; perché io sono con te, e nessuno metterà le mani su te per farti del male; poiché io ho un gran popolo in questa città” (Atti 18:9, 10).

Ringrazio Dio personalmente per tutti quei cari fratelli che ha messo sul mio cammino che mi hanno incoraggiato a fare sempre meglio la Sua volontà e a non smettere di servire il Signore anche nei momenti di grande scoraggiamento. Una cara sorella, alcuni anni fa, mi raccontava che tutte le volte in cui si trovava in un periodo di prova, anziché arrestare la sua testimonianza, cercava piuttosto di donare ogni giorno a qualcuno almeno un volantino che parlasse di Gesù, accompagnandolo con una parola di speranza. Questa cara mi ha aiutato a comprendere meglio cosa intendeva l’apostolo Paolo quando esortava ad insistere “in ogni occasione, favorevole e sfavorevole” (cfr. II Timoteo 4:2), e a considerare che per un figliolo di Dio l’evangelizzazione deve essere qualcosa del quale poter dire “se evangelizzo, non devo vantarmi, poiché necessità me n'è imposta; e guai a me, se non evangelizzo!” (I Corinzi 9:16).

In un crescendo, il versetto 7, ci ricorda che Dio ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, di amore e di correzione. Non sempre ci hanno ascoltato, non sempre ci vorranno ascoltare, ma SEMPRE, SEMPRE, DIO CI CHIAMERA’ A PARLARE DI LUI, e quand’anche lo smarrimento sopraggiungesse io so (perché so in Chi ho creduto) che tutti, se desideriamo sinceramente onorare il Signore, potremo fare l’esperienza di Geremia:

“Se dico: «Io non lo menzionerò più, non parlerò più nel suo nome», c'è nel mio cuore come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzo di contenerlo, ma non posso” (Geremia 20:9).

Non possiamo più smettere di parlare di Dio quando il Suo Spirito dimora stabilmente in noi.

Nel versetto 8 poi, Timoteo riceve questa raccomandazione: “Non aver dunque vergogna della testimonianza del Signor nostro”. L’apostolo aveva detto qualcosa di simile e altrettanto meraviglioso in Romani 1:16: “Non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” e Gesù stesso aveva così esortato i suoi discepoli: “Se uno si sarà vergognato di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando verrà nella gloria del Padre suo con i santi angeli” (Marco 8:38).

Oh fratelli non dobbiamo vergognarci del Vangelo di Cristo Gesù, ma essere fieri di essere stati chiamati all’alta e superna vocazione del suo annuncio a tutte le genti. Gesù non condanna le nostre emozioni, ma ci esorta a dominarle guardando alle meraviglie che Egli può compiere attraverso di noi; se abbiamo provato dubbio, incredulità o vergogna nell’annuncio della Sua grazia, sottomettiamo a Dio questi sentimenti e potremo certamente gustare una gioia suprema quando il Suo infinito amore li cancellerà dal nostro cuore.

In Atti 1:8 troviamo la promessa del Signore di donarci il suo Santo Spirito, dono elargitoci  allo scopo di renderci suoi TESTIMONI narrando dell’“amore della croce” fino alle estremità della terra. È questo il motivo per cui il Signore ci ha salvati, è questo il motivo per il quale il Signore ci battezza nello Spirito Santo, è questo il motivo per il quale ci chiama a consacrarci a Lui:

IL SIGNORE SI E’ CHIAMATO DEI TESTIMONI IN QUESTO MONDO

“I miei testimoni siete voi, dice l'Eterno, voi, e il mio servo ch'io ho scelto” (Isaia 43:10).

 Infine, al versetto 13 del nostro testo, Paolo esorta Timoteo ad attenersi alla sana dottrina e al compito affidatogli dal Signore con la fede e con l’amore. Sì, con la fede e con l’amore.

A volte ci facciamo così tante domande da arrivare ad essere più occupati a rispondere ai nostri interrogativi che a quelli che ci pone il Signore. Quando dichiariamo a Dio il nostro desiderio di volerlo servire, ricordiamoci che la Sua risposta non arriverà mai prima di averci posto delle domande molto precise.

Proviamo ad immaginare che Gesù stesso ci faccia un breve resoconto della nostra vita al suo fianco:

“Ti ho ascoltato nel tempo favorevole e ti ho salvato, ti ho guarito, ti ho sostenuto ogni giorno, in ogni cosa e non ti sei smarrito” e poi giunga al nocciolo della questione: “Ora vuoi servirmi, ma dimmi una cosa prima di intraprendere questo cammino; dimmi, in sincerità di cuore, perché vuoi farlo?”.

Allora noi prontamente gli risponderemmo “Perché ti amo Signore”, ma sappiamo bene che Dio non si accontenta delle nostre parole, in quanto esse possono, talvolta, non essere accompagnate da una reale convinzione.

Pertanto il Signore continuerà a scavare a fondo nei sentimenti del nostro cuore e ci chiederà: “Mi ami davvero?”, la nostra risposta ovviamente sarà affermativa, e allora Gesù complicherà un po’ le cose e ci chiederà: “Fino a che punto mi ami?” e qui occorre ascoltarlo attentamente:

“Mi ami fino al punto di morire a te stesso?

Mi ami fino ad abbracciare completamente la tua croce?

Mi ami fino a donarmi il tuo oggi e il tuo domani?

Mi ami fino a donarmi le tue mancanze (che Io posso cancellare) e le tue capacità (che se non mi arrendi non ti gioveranno a nulla)?

Mi ami fino a donarmi i tuoi progetti?

Mi ami fino a donarmi le persone e i beni che ti sono più cari?

Mi ami non fino a donare la tua vita per qualcuno (perché questo l’ho già fatto Io), ma fino al punto di vivere ogni giorno della tua vita per essere pane di vita per i tuoi fratelli e per questo mondo?”

Confessiamo in tutta onestà al Signore di avere un profondo bisogno che Egli aumenti la nostra fede, che aumenti il nostro amore, che alimenti i buoni sentimenti che Lui stesso ha messo in noi e che distrugga ogni nostra autosufficienza. Se ci sembra troppo, il Signore Gesù non ci costringe, ma piuttosto ci chiede:  “Non ve ne volete andare anche voi?” (Giovanni 6:67).

Gesù ancora oggi ci ricorda che fa sul serio con noi e che “nessuno che abbia messo la mano all'aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio" (Luca 9:62), non ce lo dice per incuterci timore, ma perché vuole che ogni cosa che facciamo per Lui sia il frutto di un atto volontario, e non di costrizione.

Il nostro Salvatore ci ha promesso di essere con noi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente, è da Lui che ci verrà la forza per continuare ad andare avanti, da Lui che conosce le profondità del nostro cuore ed è pronto a venirci in aiuto.

Fratelli il Signore ci ricorda che Egli è con noi nelle nostre afflizioni e intercede per noi presso il Padre (“Non temere, io t'aiuto!” – Isaia 41:13), ma ancora oggi ci evidenzia l’importanza e la necessità di ricercare in preghiera la potenza dello Spirito Santo per poter testimoniare di Lui con efficacia a questo mondo, senza esser affatto frenati dai legami del timore, della vergogna e delle sollecitudini di questa vita.

 “Fino a che punto mi ami?”

Fratelli procediamo con coraggio nel nostro cammino, sorretti dalla potenza di Dio, Egli ci soccorrerà al momento opportuno. Testimoniamo con efficacia della Sua grazia, certi che ancora oggi il Signore è pronto a battezzare nello Spirito Santo tutti coloro che lo cercano con un cuore sincero, e desideroso di conquistare anime a Lui. Serviamolo per amore e solo per amore, non potremo mai far felice il nostro Gesù in nessun’altro modo.

A Lui che ha dato tutto a noi vogliamo donare ogni istante della nostra vita. Anima mia avanti, con forza!

A Dio sia la gloria.

 Angela Zanghi

 

Azioni sul documento
Finchè si può dire oggi
Si può imparare ad essere giovani?

Un vecchio detto popolare afferma che “ad essere giovani si impara da vecchi”; per contro, guardandoti intorno, capita di far caso al fatto  che tanta gioventù pare essere invecchiata precocemente.

Può accadere che ti sorprendi a riflettere sul tempo trascorso e su tutto quello che avresti voluto realizzare  e che consideravi importante, ma che non hai potuto ottenere … per ragioni di tempo.

Tic … tac … tic … tac … il tempo scorre inesorabilmente, non si ferma, tutto passa; ad un certo punto, ti accorgi che ogni attimo è prezioso.

Comprendi, allora, che non è più il caso di perderti in chiacchiere, passare il tempo a fare cose che, in fondo non servono più, perché, in realtà, non sono importanti, mentre ti hanno rubato spazio per impegnarti in ciò che conta veramente.

Sì, può sembrare banale fare certe riflessioni ad una certa età. 

Qualche esempio?

Come sono cambiati i tempi!  Come è cambiato il mondo intorno a te! Come sei cambiato pure tu!

Ti accorgi immediatamente, però,  che qualcosa che hai sperimentato personalmente è rimasto; ha conservato intatto il suo valore, che, anzi, ti sembra pure cresciuto enormemente.

Pensi a quello che sei diventato ed al rapporto con la Parola della Vita, che continua a costituire il cibo quotidiano che non si è deteriorato, non ha perduto il suo sapore; anzi, nel tempo, continua  a produrre frutti sempre più sostanziosi.

Ti vengono in mente le parole che hai letto tanto tempo fa e che ora acquistano più senso e sostanza:

Fino alla vostra vecchiaia io sono, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti, e io vi sosterrò; sí, vi porterò e vi salverò. (Isaia 46:4).

Sì …  è vero …  hai una valigia piena di ricordi, memoria  di tempo trascorso in attività inutili che ti hanno distolto dal guardare diritto, avanti a te, a ciò che veramente (ora lo hai capito, finalmente) ha valore.

Allora, pensi : Ah, se si potesse ricominciare daccapo!

In passato questo genere di considerazioni avrebbero causato una vera  e propria crisi;  ma tu, lo  sai, sei uscito per sempre dalla crisi, ferito, con tracce profonde nell’anima, ma vivo.

Per questo sai che non puoi più sprecare  tempo; bisogna rimanere concentrati  e guardare avanti.

Ricominciare da capo …  ogni giorno, perché hai imparato, finalmente, ad essere giovane, notificando al Signore il tuo bisogno di aiuto per essere guidato, per dare più sapore e sostanza alla vita; quella che ti sta davanti, che ora ti sembra davvero meravigliosa e che ti fa desiderare di dirlo a tutti, amici, conoscenti e parenti.

E mentre vivi e cammini, realizzi che non sei solo, il Signore risponde e … ti addolcisce l’anima.

A.D.

A proposito di incontri che ti cambiano la vita (seconda parte)

Riprendiamo la nostra riflessione su questo episodio narrato nell’evangelo di Matteo. Spero abbiate avuto il tempo di rileggerne il resoconto  e chissà, (non è mai troppo tardi, finché si può dire oggi, tanto per restare nel tema di questa rubrica) per qualcuno, di leggere per la prima volta.

A questo proposito desidero comunicare a quanti fossero sprovvisti di un Nuovo Testamento, di farcene richiesta, attraverso i nostri recapiti; saremo felici di poterne donare una copia, che potrà rivelarsi un dono prezioso per il resto della vita.

Tutti, credo, sarete rimasti toccati da questo incontro tra  una mamma piena di affetto, una donna cananea, che sfida coraggiosamente le difficoltà, si fa largo e  riesce a giungere davanti a Colui della cui potenza aveva sentito parlare; il solo, riteneva, che avrebbe potuto operare una liberazione così istantanea, miracolosa, ed impossibile a qualsiasi uomo.

Possiamo ritenere che non avesse il minimo dubbio sul fatto che la sensibilità, la disponibilità e la misericordia del Maestro, Cristo Gesù, non “avrebbe potuto” resistere al suo disperato grido di aiuto.

Proprio no!

E’ certa che il cuore di Cristo Gesù  non si sarebbe sottratto a questa richiesta di intervento urgente.

Un episodio che ai più distratti  può apparire come un fastidioso incidente di percorso, inopportuno quanto imprevedibile, come un evento del tutto casuale; ma è chiaro: è il piano di Dio.

Quanti incontri tra Gesù e le donne appaiono casuali ed imprevisti?

Eppure sono lì, nel Vangelo, per almeno quattro ragioni importanti: scuotere le coscienze  da pregiudizi e da atteggiamenti e comportamenti ingiusti nei confronti delle donne, costituire una lezione per tutti gli uomini di ieri e di oggi, aprire uno spiraglio per chiunque desidera essere liberato dalle catene della malvagità, compresa la possessione demoniaca di un familiare ed anche, per noi oggi, vedere alimentata la fede e la speranza, quando siamo in difficoltà.

Mi sono rimaste in mente ed ancora risuonano in me quelle parole di Gesù: O donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi. E da quell'ora la sua figliuola fu guarita.

Che bella lezione! Non vi pare?

E.D.

 

A proposito di incontri che ti cambiano la vita (prima parte)

L’evangelo riporta tantissimi episodi che riguardano incontri ravvicinati del Signore, con uomini e donne in cerca di aiuto, in situazioni e circostanze sempre differenti, talvolta in presenza di un seguito formato da discepoli e folle che, a vario titolo, lo seguivano e gli si accalcavano intorno.

Non dico niente di nuovo se paragono i racconti di questi incontri a veri e propri quadri d’autore, tante sono le sfumature ed intense le emozioni che ci vengono trasmesse. Senza dimenticare la profondità del messaggio che ne riceviamo ogni volta, pur con il passare degli anni, trovandovi sempre nuovi dettagli che aprono spiragli di luce e di prospettive benedette per tutti.

Qualche sera fa ho riletto il racconto che l’evangelista  Matteo ci riporta dell’incontro di Gesù con una donna cananea, come erano definiti gli abitanti di quella regione, peraltro nota per il paganesimo.

Ancora una volta questo episodio mi ha "impressionato" per la decisa insistenza di questa donna, la fiducia che essa nutre sul risultato. Anche se, non può passare inosservata la sua umiltà, unita alla consapevolezza di trovarsi di fronte a Colui, la cui autorità avrebbe potuto  soddisfare  la sua richiesta di aiuto e liberazione per la figlia, nientemeno che tormentata da un demonio.

Non è vinta da un comune senso di  “amore per la propria privacy” e non prova alcuna vergogna nel confessare pubblicamente il bisogno di una potente liberazione per la sua figliuola; non tiene,  in alcun conto, il parere ed il giudizio di tutti i presenti a questa scena.

Ora, però, fermiamoci un momento a considerare una certa apparente disattenzione del Maestro, che pare non avere intenzione di rispondere, circondato da discepoli che, infastiditi da quella presenza, considerata, anche per ragioni etniche, estranea e non gradita, invitano Gesù ad allontanarla.

Prendiamoci un po’ di tempo per riflettere; domani, a Dio piacendo, vedremo gli sviluppi. Intanto vi lascio un compito: rileggete questo episodio, narrato nell’evangelo di Matteo capitolo15 dal verso 21 al verso 28.

A domani.

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