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FEDELTA' CHE SUPERA GLI OSTACOLI

Quando Samballat, Tobia e Ghesem, l'Arabo, e gli altri nostri nemici ebbero udito che avevo ricostruito le mura e che non c'era più rimasta nessuna breccia, sebbene allora non avessi ancora messo i battenti alle porte, Samballat e Ghesem mi mandarono a dire: "Vieni, e troviamoci assieme in uno dei villaggi della valle di Ono". Essi volevano farmi del male. Io mandai loro dei messaggeri per dire: "Io sto facendo un gran lavoro, e non posso scendere. Il lavoro rimarrebbe sospeso se io lo lasciassi per scendere da voi".Quattro volte essi mandarono a dirmi la stessa cosa, e io risposi loro allo stesso modo. Allora Samballat mi mandò a dire la stessa cosa una quinta volta per mezzo del suo servo che aveva in mano una lettera aperta, nella quale stava scritto: "Corre voce fra queste popolazioni, e Gasmu l'afferma, che tu e i Giudei meditate di ribellarvi; e che perciò tu ricostruisci le mura; e, stando a quel che si dice, tu dovresti diventare loro re, e avresti perfino costituito dei profeti per farti proclamare re di Giuda a  Gerusalemme. Questi discorsi saranno riferiti al re. Vieni dunque, e parliamone assieme".Io gli feci rispondere: "Le cose non stanno come tu dici, ma sei tu che le inventi!" Tutta quella gente voleva impaurirci e diceva: "Perderanno il coraggio e il lavoro non si farà più”. Ma ora, o Dio, fortificami!”

 

È questo ciò che desidera fare Satana mandandoci oppressione, calunnia, offese e dolori, vuole toglierci la forza e il coraggio di costruire per la gloria del Signore qualcosa di stabile e duraturo. Questo attacco riguarda sia noi stessi (nella nostra comunione personale con Dio), sia coloro che Dio mette sul nostro cammino. Così come fu scritta una lettera piena di false accuse nei confronti di Neemia, altrettanto accade a volte ai figlioli di Dio. Nei loro confronti, per pura invidia o desiderio di contesa, possono circolare voci infondate e calunniatrici; pettegolezzi vuoti e ipocriti lasciati alla mercé di tutti come quella lettera aperta… L’accusatore delle nostre anime desidera che la nostra testimonianza venga screditata e non si farà troppi problemi sui metodi da adottare affinché questo avvenga. Egli non desidera soltanto che lasciamo il retto sentiero e l’opera importante che il Signore ci ha affidato, ma con brama intensa cerca di far sì che altri, seguendo le sue menzogne, non vengano a conoscenza della verità e non arrivino mai a cercare rifugio all’ombra dell’Onnipotente.

Qual è la soluzione?

Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, gira come un leone ruggente cercando chi possa divorare. Resistetegli stando fermi nella fede…” (I Pietro 5:8, 9)

“Sottomettetevi dunque a Dio, ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi” (Giacomo 4:7)

Dio non permetterà che il servizio di un Suo figliolo fedele venga distrutto per opera di Satana, i lavoro possono subire dei rallentamenti, possono forse fermarsi anche per un tempo, ma l’opera del Signore avanza comunque senza temere le macchinazioni dell’avversario.

Restiamo ancorati e saldi alle Sue promesse, se siamo fedeli ai Suoi comandamenti, alla Sua divina guida, se confidiamo in Lui e non in noi stessi, chiedendoGli quotidianamente di provvederci la fede e le forze per andare avanti, vedremo l’Eterno combattere per noi questa battaglia, e portarla in vittoria, vittoria che Gli appartiene!

Dio rinvigorirà le nostre forze, darà potenza alle nostre parole e discernimento alle nostre menti. Dio farà di tanti un solo uomo, un solo cuore, un solo corpo (cfr. Colossesi 3:15; Efesini 4:4), uniti dal medesimo Spirito, ciascuno al suo posto, e ciascuno con il suo zelo contribuirà a restaurare le mura che saranno ricostruite in tempi miracolosi.

Gli uomini che si unirono a Neemia ricostruirono le mura in 52 giorni. Non posso immaginare quali potrebbero essere le tempistiche (lo Spirito Santo può compiere grandi cose anche in pochi attimi…), ma di una cosa sono certa: potremmo avere esiti altrettanto straordinari e miracolosi se il popolo del Signore di oggi, preoccupato come lo fu Neemia dello stato della casa del Suo Dio, decidesse di alzarsi e “rimboccarsi le maniche”. Se ciascuno in cuor suo, collaborando fianco a fianco con il proprio fratello, prendesse la santa decisione di mettere ogni cosa al secondo posto per dedicare il meglio delle proprie forze spirituali, fisiche e materiali, alla chiusura delle “brecce”, e consacrasse risolutamente la sua vita all’adempimento del compito che il Signore gli ha affidato: "Io sto facendo un gran lavoro, e non posso scendere. Il lavoro rimarrebbe sospeso se io lo lasciassi per scendere da voi".

Quando l’avversario ti incoraggia a fuggire, a mollare tutto, a dubitare del buon esito di quel che Dio ti ha mostrato nelle Sue promesse rispondigli pure come Neemia, certo della fedeltà di Colui che ti ha chiamato e dell’onore del quale ti ha rivestito stimandoti degno di toccare con le tue mani fragili e spesso indegne l’opera santissima per la quale le mani del Suo Figliolo Gesù sono state trafitte: “Un uomo come me si dà forse alla fuga?” (Neemia 6:11) No! E infatti Neemia non fuggi!

Neemia non fuggì a causa del timore per le circostanze avverse, non fuggì per le calunnie subite, non fuggì per il senso di inadeguatezza di fronte alla grandezza del compito affidatogli, non fuggì perché stremato fisicamente da un lavoro che era così differente dagli agi a cui era abituato, non fuggì perché non vedeva avanzare la ricostruzione secondo i tempi e i modi che lui si era prefisso, non fuggì perché i suoi collaboratori non operavano e non erano caratterialmente esattamente come egli desiderava che fossero, non fuggì gridando a Dio che le cose difficili avrebbe potuto affidarle ad altri e non fuggì pensando che altrove con le mani pulite e non sporche di calce e fango sarebbe stato meglio. NO! Il posto di Neemia era quello, era lì, era lì al centro della volontà del Signore, lì a dar forza allo stanco, coraggio a colui che stava per venir meno, Neemia fu un esempio per chi lo circondava, anche i suoi nemici dovettero riconoscere che Dio era con lui, infatti nella Parola è scritto: “E quando tutti i nostri nemici lo seppero, tutte le nazioni circostanti furono prese da timore, e provarono una grande umiliazione perché riconobbero che questa opera si era compiuta con l'aiuto del nostro Dio” (Neemia 6:16).

Le mura non fu soltanto Neemia a ricostruirle, molti uomini di Dio lavorarono giorno e notte l’uno accanto all’altro e al momento opportuno poterono celebrare nuovamente, tutti uniti, un culto accettevole al Signore. “Accanto a loro lavorò”, “accanto a loro lavorarono” sono due frasi che si ripetono in continuazione nel capitolo 3 di Neemia e che brillano come due fari risplendenti per suggerirci e farci comprendere la ricetta per il successo delle nostre imprese: la fedeltà a Dio unita all’amore e alla collaborazione fraterna. Combattiamo in preghiera, se la battaglia appartiene al Signore (e appartiene di certo a Lui!), allora la vittoria è certa.

Fratelli siamo vittoriosi in virtù del sangue di Cristo, quel sangue ha stabilito uno stretto patto di figliolanza e protezione tra noi e il Creatore del cielo e della terra. Dio svergognerà coloro che desiderano distruggere e ostacolare la Sua opera ed innalzerà tutti coloro che per tenerla in onore in questo mondo storto saranno disposti a sporcarsi le mani come fece Neemia dedicando ad essa il meglio di loro stessi.

Perciò fratelli “…per questa stessa ragione, mettendoci da parte nostra ogni impegno, aggiungiamo alla nostra fede la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza l'autocontrollo; all'autocontrollo la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l'affetto fraterno; e all'affetto fraterno l'amore. Perché se queste cose si trovano e abbondano in noi, non ci renderanno né pigri, né sterili nella conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo (e nella Sua opera).

Perciò, fratelli, impegniamoci sempre di più a render sicura la nostra vocazione ed elezione; perché, così facendo, non inciamperemo mai. In questo modo infatti ci sarà ampiamente concesso l'ingresso nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo”.

(II Pietro 1:5-11).

 Possa essere il nostro comune desiderio quello di vivere ogni giorno con la felice attesa di udire la voce del nostro Salvatore dirci questo il giorno in cui lo incontreremo:

“Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore” (Matteo 25:21).

 Dio ci benedica.

                                                                                               Angela Zanghi

 

Azioni sul documento
Finchè si può dire oggi
Si può imparare ad essere giovani?

Un vecchio detto popolare afferma che “ad essere giovani si impara da vecchi”; per contro, guardandoti intorno, capita di far caso al fatto  che tanta gioventù pare essere invecchiata precocemente.

Può accadere che ti sorprendi a riflettere sul tempo trascorso e su tutto quello che avresti voluto realizzare  e che consideravi importante, ma che non hai potuto ottenere … per ragioni di tempo.

Tic … tac … tic … tac … il tempo scorre inesorabilmente, non si ferma, tutto passa; ad un certo punto, ti accorgi che ogni attimo è prezioso.

Comprendi, allora, che non è più il caso di perderti in chiacchiere, passare il tempo a fare cose che, in fondo non servono più, perché, in realtà, non sono importanti, mentre ti hanno rubato spazio per impegnarti in ciò che conta veramente.

Sì, può sembrare banale fare certe riflessioni ad una certa età. 

Qualche esempio?

Come sono cambiati i tempi!  Come è cambiato il mondo intorno a te! Come sei cambiato pure tu!

Ti accorgi immediatamente, però,  che qualcosa che hai sperimentato personalmente è rimasto; ha conservato intatto il suo valore, che, anzi, ti sembra pure cresciuto enormemente.

Pensi a quello che sei diventato ed al rapporto con la Parola della Vita, che continua a costituire il cibo quotidiano che non si è deteriorato, non ha perduto il suo sapore; anzi, nel tempo, continua  a produrre frutti sempre più sostanziosi.

Ti vengono in mente le parole che hai letto tanto tempo fa e che ora acquistano più senso e sostanza:

Fino alla vostra vecchiaia io sono, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti, e io vi sosterrò; sí, vi porterò e vi salverò. (Isaia 46:4).

Sì …  è vero …  hai una valigia piena di ricordi, memoria  di tempo trascorso in attività inutili che ti hanno distolto dal guardare diritto, avanti a te, a ciò che veramente (ora lo hai capito, finalmente) ha valore.

Allora, pensi : Ah, se si potesse ricominciare daccapo!

In passato questo genere di considerazioni avrebbero causato una vera  e propria crisi;  ma tu, lo  sai, sei uscito per sempre dalla crisi, ferito, con tracce profonde nell’anima, ma vivo.

Per questo sai che non puoi più sprecare  tempo; bisogna rimanere concentrati  e guardare avanti.

Ricominciare da capo …  ogni giorno, perché hai imparato, finalmente, ad essere giovane, notificando al Signore il tuo bisogno di aiuto per essere guidato, per dare più sapore e sostanza alla vita; quella che ti sta davanti, che ora ti sembra davvero meravigliosa e che ti fa desiderare di dirlo a tutti, amici, conoscenti e parenti.

E mentre vivi e cammini, realizzi che non sei solo, il Signore risponde e … ti addolcisce l’anima.

A.D.

A proposito di incontri che ti cambiano la vita (seconda parte)

Riprendiamo la nostra riflessione su questo episodio narrato nell’evangelo di Matteo. Spero abbiate avuto il tempo di rileggerne il resoconto  e chissà, (non è mai troppo tardi, finché si può dire oggi, tanto per restare nel tema di questa rubrica) per qualcuno, di leggere per la prima volta.

A questo proposito desidero comunicare a quanti fossero sprovvisti di un Nuovo Testamento, di farcene richiesta, attraverso i nostri recapiti; saremo felici di poterne donare una copia, che potrà rivelarsi un dono prezioso per il resto della vita.

Tutti, credo, sarete rimasti toccati da questo incontro tra  una mamma piena di affetto, una donna cananea, che sfida coraggiosamente le difficoltà, si fa largo e  riesce a giungere davanti a Colui della cui potenza aveva sentito parlare; il solo, riteneva, che avrebbe potuto operare una liberazione così istantanea, miracolosa, ed impossibile a qualsiasi uomo.

Possiamo ritenere che non avesse il minimo dubbio sul fatto che la sensibilità, la disponibilità e la misericordia del Maestro, Cristo Gesù, non “avrebbe potuto” resistere al suo disperato grido di aiuto.

Proprio no!

E’ certa che il cuore di Cristo Gesù  non si sarebbe sottratto a questa richiesta di intervento urgente.

Un episodio che ai più distratti  può apparire come un fastidioso incidente di percorso, inopportuno quanto imprevedibile, come un evento del tutto casuale; ma è chiaro: è il piano di Dio.

Quanti incontri tra Gesù e le donne appaiono casuali ed imprevisti?

Eppure sono lì, nel Vangelo, per almeno quattro ragioni importanti: scuotere le coscienze  da pregiudizi e da atteggiamenti e comportamenti ingiusti nei confronti delle donne, costituire una lezione per tutti gli uomini di ieri e di oggi, aprire uno spiraglio per chiunque desidera essere liberato dalle catene della malvagità, compresa la possessione demoniaca di un familiare ed anche, per noi oggi, vedere alimentata la fede e la speranza, quando siamo in difficoltà.

Mi sono rimaste in mente ed ancora risuonano in me quelle parole di Gesù: O donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi. E da quell'ora la sua figliuola fu guarita.

Che bella lezione! Non vi pare?

E.D.

 

A proposito di incontri che ti cambiano la vita (prima parte)

L’evangelo riporta tantissimi episodi che riguardano incontri ravvicinati del Signore, con uomini e donne in cerca di aiuto, in situazioni e circostanze sempre differenti, talvolta in presenza di un seguito formato da discepoli e folle che, a vario titolo, lo seguivano e gli si accalcavano intorno.

Non dico niente di nuovo se paragono i racconti di questi incontri a veri e propri quadri d’autore, tante sono le sfumature ed intense le emozioni che ci vengono trasmesse. Senza dimenticare la profondità del messaggio che ne riceviamo ogni volta, pur con il passare degli anni, trovandovi sempre nuovi dettagli che aprono spiragli di luce e di prospettive benedette per tutti.

Qualche sera fa ho riletto il racconto che l’evangelista  Matteo ci riporta dell’incontro di Gesù con una donna cananea, come erano definiti gli abitanti di quella regione, peraltro nota per il paganesimo.

Ancora una volta questo episodio mi ha "impressionato" per la decisa insistenza di questa donna, la fiducia che essa nutre sul risultato. Anche se, non può passare inosservata la sua umiltà, unita alla consapevolezza di trovarsi di fronte a Colui, la cui autorità avrebbe potuto  soddisfare  la sua richiesta di aiuto e liberazione per la figlia, nientemeno che tormentata da un demonio.

Non è vinta da un comune senso di  “amore per la propria privacy” e non prova alcuna vergogna nel confessare pubblicamente il bisogno di una potente liberazione per la sua figliuola; non tiene,  in alcun conto, il parere ed il giudizio di tutti i presenti a questa scena.

Ora, però, fermiamoci un momento a considerare una certa apparente disattenzione del Maestro, che pare non avere intenzione di rispondere, circondato da discepoli che, infastiditi da quella presenza, considerata, anche per ragioni etniche, estranea e non gradita, invitano Gesù ad allontanarla.

Prendiamoci un po’ di tempo per riflettere; domani, a Dio piacendo, vedremo gli sviluppi. Intanto vi lascio un compito: rileggete questo episodio, narrato nell’evangelo di Matteo capitolo15 dal verso 21 al verso 28.

A domani.

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