“Togli dall’argento le scorie e ne uscirà un vaso per l’artefice” (Proverbi 25:4)
Il Signore Gesù non condanna i nostri sentimenti, ma ci esorta a dominarli guardando alle meraviglie che Egli può compiere attraverso di noi se ci sottomettiamo alla Sua divina guida. Chiediamo onestamente al Signore ciò di cui abbiamo bisogno, ovvero che Egli aumenti la nostra fedeltà ed aumenti il nostro amore, che alimenti i buoni sentimenti che ha messo in noi e distrugga ogni nostra autosufficienza.
Il Signore fa sul serio con noi, e ci ricorda che “chi mette la mano all’aratro e poi si volge indietro non è adatto per il Regno di Dio” (Luca 9:62).
Gesù non ci parla duramente per incuterci timore, ma per scoraggiare falsi entusiasmi; Egli non vuole costringerci a fare nulla che non siamo realmente disposti a fare unicamente per amore e per la gloria del Suo nome.

Riflettiamo seriamente prima di prendere un impegno, sia in questo mondo che con il nostro Dio, affinché non accada che, dopo aver predicato ad altri si venga squalificati noi stessi (cfr. I Corinzi 9:27).
Esaminiamo se con ciò che abbiamo possiamo affrontare il cammino che ci è proposto (sia esso un lavoro, un impegno con un’altra persona come quello matrimoniale, una promessa in amicizia, un servizio alla gloria di Dio) e, laddove riconosciamo, o ci scontriamo con le nostre mancanze, e le nostre debolezze, non arrendiamoci, soltanto non trascuriamo mai di chiedere aiuto e soccorso al Signore.
Cerchiamo il Suo consiglio e la Sua perfetta volontà prima di fare ogni scelta, perché fratelli, se non è Dio a riporre in noi il Suo buon tesoro, è davvero molto difficile che dal nostro cuore possano mai venire fedeltà, amore ed ogni sorta di bene.
Noi non siamo capaci, ma il Signore può rivestirci di virtù e di potenza dall’alto per portare avanti nel migliore dei modi ogni responsabilità che desidera affidarci.
Non parlo di severità verso noi stessi, ma di sobrietà, sincerità e serietà. Possiamo davvero compiere i passi che richiede la scelta che abbiamo dinanzi, possiamo portare a termine l’impegno che abbiamo intrapreso?
Ultimamente ho seguito una giovane di 13 anni negli studi scolastici, in un compito abbiamo commentato assieme una poesia molto nota di M. L. King “Se non puoi essere un pino sul monte”, parte di essa dice:
Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.
Se non puoi essere una via maestra
sii un sentiero.
Se non puoi essere il sole,
sii una stella.
Sii sempre il meglio
di ciò che sei.
Cerca di scoprire il disegno
che sei chiamato ad essere,
poi mettiti a realizzarlo nella vita.
“Sii sempre il meglio di ciò che sei”!
Infatti, la buona riuscita del nostro progetto dipenderà sia dalle mani nelle quali lo abbiamo riposto (e siano sempre le mani di Dio!), sia da quanto impegno e amore riverseremo nel portarlo a termine.
È fondamentale riconoscere che senza il Signore non possiamo fare nulla, e che non è in virtù delle nostre forze che avrà buon esito quanto facciamo (cfr. Zaccaria 4:6), ma cerchiamo comunque di fare sempre ogni cosa come per il Signore, dando tutto il meglio di noi stessi!
“Esaminiamo la nostra condotta, valutiamola e torniamo al Signore” (Lam. 3:40)
Come possiamo essere fedeli senza avere un rapporto vero, intimo e personale con Colui che è Il Fedele?
Se la nostra speranza è riposta in noi stessi molto probabilmente falliremo, ma se confidiamo in Colui che può guidare i nostri passi anche attraverso le più grandi tempeste della vita, allora, gran parte delle nostre imprese, ai Suoi occhi, risulteranno deliziose e avranno buon successo (anche quando, per preservarci dall’orgoglio, il Signore non ci permetterà di rendercene pienamente conto).
Come addestra il Signore le nostre mani alla battaglia?
Con la prova della nostra fede.
A volte Dio sceglie di correggerci in questo modo; infatti sentimenti di insufficienza, e di sconfitta, non sono sempre un male per coloro che desiderano sinceramente fare la volontà di Dio.
Comprendere quanto poco valga ogni nostra qualità umana, non deve essere motivo di scoraggiamento per nessuno di noi, ma piuttosto deve far nascere nel nostro cuore il desiderio sempre più forte di assomigliare a Colui che ci ha chiamati, e spingerci ad arrenderci completamente nelle Sue mani, accettando che Egli tolga ogni “scoria” dalla nostra vita e dal nostro cuore, modellandoci del continuo per divenire un vaso sempre più adatto per il servizio del Maestro.
“Togli dall’argento le scorie e ne uscirà un vaso per l’artefice” (Proverbi 25:4)
Preghiamo gli uni per gli altri fratelli, affinché i nostri cuori possano resistere nel giorno della prova, restando fedeli al Signore, e affinché molti altri ancora rispondano a questa antica domanda, che si eleva urgente oggi più che mai:
“Chi manderò? E chi andrà per noi?” (Isaia 6:8).
L’amore del Signore ci circondi.
Pace.
Angela Z.





