Streaming Flash

Lettore rapido: clicca play
« maggio 2012 »
maggio
lumamegivesado
123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031
Gestione dei contenuti

La gestione dei contenuti di questo sito web e' a cura di Antonio Deliso

 

Procacciate sempre il bene

“Guardate che nessuno renda ad alcuno male per male; anzi cercate sempre il bene gli uni degli altri e quello di tutti” (I Tessalonicesi 5:15)

La Versione Riveduta, versione precedente a quella comunemente usata della Bibbia, interpreta “cercate sempre il bene” con “procacciate sempre il bene”. Il termine procacciare significa ‘procurare, per lo più con uno sforzo insistente e indaffarato’, e anche ‘fare in modo, impegnandosi direttamente’. Che magnifico sprone, ci viene dalla Parola del Signore quest’oggi, dobbiamo impegnarci direttamente, anche con uno sforzo insistente ed indaffarato a fare del bene e a preservare il bene di tutti coloro che ci circondano. Ma com’è possibile? In cosa consiste questo sforzo continuo che in prima persona siamo chiamati a compiere?

“Guardate che nessuno renda ad alcuno male per male”. Questo principio è disseminato in tutto il Vangelo. Chi risponde al male con il male, non sarà tenuto per innocente davanti a Dio. Gesù ci ha esortati all’amore, alla sopportazione, alla sincerità, alla santità, all’ospitalità, al servizio, alla purezza dei sentimenti del nostro cuore.

Gesù prese a fare e poi ad insegnare ci dice l’apostolo Giovanni nel suo Vangelo, come anche tutta la Parola dimostra, e dopo aver insegnato attraverso i fatti la Sua dottrina, Gesù ha esortato i Suoi discepoli a fare la stessa cosa.

Gesù non ha lasciato loro il marchio di un’associazione da appuntare sui loro abiti, o di una denominazione di cui fregiarsi nei loro discorsi, o di un’immagine che Lo ritrae in modo da poter mostrare di averlo conosciuto e di portarlo a modo loro sempre assieme. Oh no! Gesù ha piuttosto detto questo ai Suoi: “Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri" (Giovanni 13:34, 35).

Sì, esattamente come la natura di un albero viene stabilita dal frutto che esso porta, così anche ciò che abita il cuore dell’uomo si riconosce da come si relaziona con il suo prossimo. E non c’è emulazione che tenga di fronte alle intemperie della vita e al vaglio del discernimento divino donato ai Suoi figlioli; soltanto il cuore nel quale lo Spirito di Dio ha fatto la Sua dimora, potrà portare buoni frutti, dopo aver seminato intorno a sé il seme della speranza dato dall’Evangelo della pace.

Gesù non ha mai fatto molti giri di parole, l’amore che Egli porta per il Suo “piccolo gregge” non ha eguali e ci previene ancora oggi a questo modo: "chiunque avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono, meglio sarebbe per lui che gli fosse messa al collo una macina da mulino e fosse gettato in mare” (Marco 9:42). Badiamo di costituire un motivo di ringraziamento al Signore per i nostri fratelli e non di scandalo, contribuiamo alla mutua edificazione e alla crescita nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore Gesù.

Il nostro parlare sia sempre con grazia, “condito con sale”, ovvero non sia vacuo, superficiale e colmo di frivolezze, ma consistente e ‘saporito’ per chi lo ascolta. Saporito? Sì, un cuore ripieno della presenza del Signor Gesù è sensibile, e discerne i sentimenti che muovono le parole dei suoi interlocutori. Giobbe diceva: “L'orecchio non discerne forse le parole, come il palato assaggia i cibi?” (12:11). E ancora il salmista, rivolgendosi al Signore: “Oh, come sono dolci le tue parole al mio palato! Son più dolci del miele alla mia bocca” (119:103). Quante volte anche solo una parola detta o udita ha prodotto sconforto e rubato la speranza. Non dev’essere così! Siano fatti di parole di incoraggiamento, saggezza, affetto, guida e conforto i discorsi che rivolgeremo a quanti incontreremo oggi sul nostro cammino. E non arrestiamoci mai dal predicare la Buona Notizia di Cristo Gesù il Salvatore!

L’apostolo Paolo ci conferma in questo punto dicendoci che: “tutta la legge è adempiuta in quest'unica parola: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Ma se vi mordete e divorate gli uni gli altri, guardate di non essere consumati gli uni dagli altri” (Galati 5:13-15). Siamo stati chiamati a rappresentare il corpo di Cristo in questa terra corrotta e nel disordine, per esserle d’esempio; e sarà bene per noi che venga preservato forte, armonioso e sano! Questo corpo, se ben collegato e ben connesso, mediante l'aiuto fornito da ciascuno, può trarre il proprio sviluppo e crescere alla perfetta statura di Cristo, nella misura del vigore di ogni singola parte.

Che meraviglia! Gesù mi dice che se gioisco gioiranno altri a motivo della mia gioia e se soffro altri soffriranno con me, alleviando il mio dolore con l’aiuto che, grazie al Suo amore, saranno pronti a fornirmi. E mi insegna a fare la stessa cosa a mia volta. Ma se ci mordiamo con invidie, gelosie, contese, ire, rivalità, maldicenze, insinuazioni, superbie, e disordini, non faremmo altro che destinare il nostro spirito a spegnersi.

Riflettiamo, anche qualora avessimo subito queste cose ingiustamente, se spendessimo le nostre forze nel renderci male per male non faremmo che assomigliare ai nemici della croce di Cristo e non a coloro che hanno scelto di offrire a Lui la loro vita affinché Egli ne tragga il frutto del tormento dell’anima Sua.

Fratelli comportiamoci “… in modo degno della vocazione che ci è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandoci gli uni gli altri con amore,     sforzandoci di conservare l'unità dello Spirito con il vincolo della pace” (Filippesi 4:1-3), e abbiamo “amore intenso gli uni per gli altri, perché l'amore copre una gran quantità di peccati. Siamo ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare. Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri” (I Pietro 4:8-10).

“Oh parli bene tu! Ma tu non sai ciò che mi è stato fatto! Io amo il Signore, ma quella persona lì proprio non posso perdonarla e anzi se potessi non sai che le farei!!!”

 Quale rammarico portano queste parole sul volto di Colui che ci ha mostrato ben altra via per la vita. Carissimi, non possiamo dire di amare il Signore e al contempo odiare il nostro prossimo, renderemmo Dio bugiardo, perché Egli è amore e in Lui non v’è ombra alcuna.

Al cospetto dell’Altissimo, che ci ha appieno forniti delle armi dell’amore per combattere quelle che altro non sono che astuzie di Satana per tenerci divisi e non poter così rendere un servizio efficace alla gloria del Signore, al Suo cospetto, anche la più ferrea arringa volta ad avvalorare le nostre giustificazioni per aver odiato o serbato amarezza non sarà altro che una sudicia scusa!

“Amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. Se uno dice: "Io amo Dio", ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello” (I Giovanni 4:7, 8, 20, 21).

Sì, ancora oggi dobbiamo esser vigili. Giungeranno provocazioni e si riapriranno forse anche antiche ferite, ma cari non facciamo le nostre vendette, attendiamo il Signore e, nel frattempo, appieno consolati dal Suo amore, guardiamo, e perché no, impediamo che si “renda ad alcuno male per male”  ma “anzi, cerchiamo sempre il bene gli uni degli altri e quello di tutti”.

Dio ci benedica.

 Angela Zanghi

Azioni sul documento
Finchè si può dire oggi
Si può imparare ad essere giovani?

Un vecchio detto popolare afferma che “ad essere giovani si impara da vecchi”; per contro, guardandoti intorno, capita di far caso al fatto  che tanta gioventù pare essere invecchiata precocemente.

Può accadere che ti sorprendi a riflettere sul tempo trascorso e su tutto quello che avresti voluto realizzare  e che consideravi importante, ma che non hai potuto ottenere … per ragioni di tempo.

Tic … tac … tic … tac … il tempo scorre inesorabilmente, non si ferma, tutto passa; ad un certo punto, ti accorgi che ogni attimo è prezioso.

Comprendi, allora, che non è più il caso di perderti in chiacchiere, passare il tempo a fare cose che, in fondo non servono più, perché, in realtà, non sono importanti, mentre ti hanno rubato spazio per impegnarti in ciò che conta veramente.

Sì, può sembrare banale fare certe riflessioni ad una certa età. 

Qualche esempio?

Come sono cambiati i tempi!  Come è cambiato il mondo intorno a te! Come sei cambiato pure tu!

Ti accorgi immediatamente, però,  che qualcosa che hai sperimentato personalmente è rimasto; ha conservato intatto il suo valore, che, anzi, ti sembra pure cresciuto enormemente.

Pensi a quello che sei diventato ed al rapporto con la Parola della Vita, che continua a costituire il cibo quotidiano che non si è deteriorato, non ha perduto il suo sapore; anzi, nel tempo, continua  a produrre frutti sempre più sostanziosi.

Ti vengono in mente le parole che hai letto tanto tempo fa e che ora acquistano più senso e sostanza:

Fino alla vostra vecchiaia io sono, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti, e io vi sosterrò; sí, vi porterò e vi salverò. (Isaia 46:4).

Sì …  è vero …  hai una valigia piena di ricordi, memoria  di tempo trascorso in attività inutili che ti hanno distolto dal guardare diritto, avanti a te, a ciò che veramente (ora lo hai capito, finalmente) ha valore.

Allora, pensi : Ah, se si potesse ricominciare daccapo!

In passato questo genere di considerazioni avrebbero causato una vera  e propria crisi;  ma tu, lo  sai, sei uscito per sempre dalla crisi, ferito, con tracce profonde nell’anima, ma vivo.

Per questo sai che non puoi più sprecare  tempo; bisogna rimanere concentrati  e guardare avanti.

Ricominciare da capo …  ogni giorno, perché hai imparato, finalmente, ad essere giovane, notificando al Signore il tuo bisogno di aiuto per essere guidato, per dare più sapore e sostanza alla vita; quella che ti sta davanti, che ora ti sembra davvero meravigliosa e che ti fa desiderare di dirlo a tutti, amici, conoscenti e parenti.

E mentre vivi e cammini, realizzi che non sei solo, il Signore risponde e … ti addolcisce l’anima.

A.D.

A proposito di incontri che ti cambiano la vita (seconda parte)

Riprendiamo la nostra riflessione su questo episodio narrato nell’evangelo di Matteo. Spero abbiate avuto il tempo di rileggerne il resoconto  e chissà, (non è mai troppo tardi, finché si può dire oggi, tanto per restare nel tema di questa rubrica) per qualcuno, di leggere per la prima volta.

A questo proposito desidero comunicare a quanti fossero sprovvisti di un Nuovo Testamento, di farcene richiesta, attraverso i nostri recapiti; saremo felici di poterne donare una copia, che potrà rivelarsi un dono prezioso per il resto della vita.

Tutti, credo, sarete rimasti toccati da questo incontro tra  una mamma piena di affetto, una donna cananea, che sfida coraggiosamente le difficoltà, si fa largo e  riesce a giungere davanti a Colui della cui potenza aveva sentito parlare; il solo, riteneva, che avrebbe potuto operare una liberazione così istantanea, miracolosa, ed impossibile a qualsiasi uomo.

Possiamo ritenere che non avesse il minimo dubbio sul fatto che la sensibilità, la disponibilità e la misericordia del Maestro, Cristo Gesù, non “avrebbe potuto” resistere al suo disperato grido di aiuto.

Proprio no!

E’ certa che il cuore di Cristo Gesù  non si sarebbe sottratto a questa richiesta di intervento urgente.

Un episodio che ai più distratti  può apparire come un fastidioso incidente di percorso, inopportuno quanto imprevedibile, come un evento del tutto casuale; ma è chiaro: è il piano di Dio.

Quanti incontri tra Gesù e le donne appaiono casuali ed imprevisti?

Eppure sono lì, nel Vangelo, per almeno quattro ragioni importanti: scuotere le coscienze  da pregiudizi e da atteggiamenti e comportamenti ingiusti nei confronti delle donne, costituire una lezione per tutti gli uomini di ieri e di oggi, aprire uno spiraglio per chiunque desidera essere liberato dalle catene della malvagità, compresa la possessione demoniaca di un familiare ed anche, per noi oggi, vedere alimentata la fede e la speranza, quando siamo in difficoltà.

Mi sono rimaste in mente ed ancora risuonano in me quelle parole di Gesù: O donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi. E da quell'ora la sua figliuola fu guarita.

Che bella lezione! Non vi pare?

E.D.

 

A proposito di incontri che ti cambiano la vita (prima parte)

L’evangelo riporta tantissimi episodi che riguardano incontri ravvicinati del Signore, con uomini e donne in cerca di aiuto, in situazioni e circostanze sempre differenti, talvolta in presenza di un seguito formato da discepoli e folle che, a vario titolo, lo seguivano e gli si accalcavano intorno.

Non dico niente di nuovo se paragono i racconti di questi incontri a veri e propri quadri d’autore, tante sono le sfumature ed intense le emozioni che ci vengono trasmesse. Senza dimenticare la profondità del messaggio che ne riceviamo ogni volta, pur con il passare degli anni, trovandovi sempre nuovi dettagli che aprono spiragli di luce e di prospettive benedette per tutti.

Qualche sera fa ho riletto il racconto che l’evangelista  Matteo ci riporta dell’incontro di Gesù con una donna cananea, come erano definiti gli abitanti di quella regione, peraltro nota per il paganesimo.

Ancora una volta questo episodio mi ha "impressionato" per la decisa insistenza di questa donna, la fiducia che essa nutre sul risultato. Anche se, non può passare inosservata la sua umiltà, unita alla consapevolezza di trovarsi di fronte a Colui, la cui autorità avrebbe potuto  soddisfare  la sua richiesta di aiuto e liberazione per la figlia, nientemeno che tormentata da un demonio.

Non è vinta da un comune senso di  “amore per la propria privacy” e non prova alcuna vergogna nel confessare pubblicamente il bisogno di una potente liberazione per la sua figliuola; non tiene,  in alcun conto, il parere ed il giudizio di tutti i presenti a questa scena.

Ora, però, fermiamoci un momento a considerare una certa apparente disattenzione del Maestro, che pare non avere intenzione di rispondere, circondato da discepoli che, infastiditi da quella presenza, considerata, anche per ragioni etniche, estranea e non gradita, invitano Gesù ad allontanarla.

Prendiamoci un po’ di tempo per riflettere; domani, a Dio piacendo, vedremo gli sviluppi. Intanto vi lascio un compito: rileggete questo episodio, narrato nell’evangelo di Matteo capitolo15 dal verso 21 al verso 28.

A domani.

Altro…
 
Strumenti personali