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Il discepolo appartato e forgiato per la battaglia

“Or molta gente andava con lui; ed egli, rivolto verso la folla disse: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, e la moglie, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo. E chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza per poterla finire? Perché non succeda che, quando ne abbia posto le fondamenta e non la possa finire, tutti quelli che la vedranno comincino a beffarsi di lui, dicendo: Quest'uomo ha cominciato a costruire e non ha potuto terminare. Oppure, qual è il re che, partendo per muovere guerra a un altro re, non si sieda prima a esaminare se con diecimila uomini può affrontare colui che gli viene contro con ventimila? Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un'ambasciata e chiede di trattare la pace. Così dunque ognuno di voi, che non rinunzia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo. Il sale, certo, è buono; ma se anche il sale diventa insipido, con che cosa gli si darà sapore?»” (Luca 14:25-34)

Come crescereIl testo inizia raccontandoci che molta gente seguiva Gesù; ma a Gesù non interessava l’entusiasmo della folla dovuto ai suoi miracoli.

Gesù doveva dare delle lezioni importanti a queste persone perché tra loro c’erano alcuni dei suoi discepoli ai quali avrebbe affidato qualcosa d’importante, a loro il Signore si rivolge (e altrettanto fa con noi in quest’oggi).

Gesù deve far capire loro il prezzo di una vita al suo fianco, il modo di camminare al suo fianco e come edificare qualcosa di solido e duraturo. Gesù sta per spegnere degli entusiasmi senza fondamenta e al contempo forgiare il carattere di chi, con amore sincero, lo vuol seguire e servire.

In Matteo 9:16 è scritto: “Nessuno mette un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio; perché quella toppa porta via qualcosa dal vestito vecchio e lo strappo si fa peggiore”. Il Signore ha intenzione di fare un’opera nuova, non può costruire su un terreno instabile, Egli fonderà e radicherà la nostra vita sulla Roccia che è Cristo Gesù. Ci viene proposto l’esempio del costruttore della torre e del re, entrambi, prima di intraprendere un’impresa importante, sono chiamati ad un profondo esame.

Rileggiamo il verso 31: “Oppure, qual è il re che, partendo per muovere guerra a un altro re, non si sieda prima a esaminare se con diecimila uomini può affrontare colui che gli viene contro con ventimila?”.

Prima di intraprendere qualsiasi cosa nel cammino cristiano abbiamo bisogno di esaminare se, con ciò che abbiamo, possiamo affrontare quel che ci è proposto e, laddove verremo trovati mancanti, chiedere aiuto a Dio.

Ma non è l’uomo, secondo la sua coscienza, che può esaminarsi, è lo Spirito di Dio che investiga i cuori e ci mostra, attraverso la lettura della Parola di Dio e la preghiera, tutto di noi. Vi saranno momenti in cui, infatti, non saremo noi ad investigare  le Scritture, ma esse ad investigare le profondità del nostro cuore.

Ho riflettuto su quanto Dio stava chiedendo al mio cuore con questo passo, il Signore mi ha chiesto di rimettere ogni cosa della mia vita al vaglio della Sua Parola. Non vogliamo fratelli, dopo aver predicato ad altri, essere squalificati noi stessi; trattiamo piuttosto, come diceva l’apostolo Paolo, duramente il nostro corpo, rendendolo totalmente dipendente alla guida di Dio.

Accostarci di più a Dio richiede un profondo esame di noi stessi e, come dicevamo, in questo può aiutarci soltanto l’azione dello Spirito Santo nella preghiera, affinché ogni errore venga allontanato, e si possa accettare la correzione che ci viene dalle mani paterne del nostro Dio.

Nel Salmo 139: 23 e 24, il salmista non rivolge un pensiero distratto a Dio, il salmista è in preghiera, si è reso conto, come dobbiamo renderci conto tutti noi, di avere un bisogno urgente della correzione di Dio, e così chiede: “Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova e conosci i miei pensieri. Vedi se c'è in me qualche via iniqua e guidami per la via eterna”.

Lo Spirito di  Dio esamina i cuori, conosce i nostri bisogni, i nostri desideri e intercede per noi (come è scritto in Romani 8:27). Egli però non intercede per noi per soddisfare i nostri capricci, ma secondo il volere di Dio, ovvero Egli ci guida al Padre e fa in modo che i nostri pensieri, il nostro volere possa coincidere con quello saggio e perfetto del nostro Signore; è allora che realizziamo la gloria di Dio nella nostra vita.

Questo avviene in preghiera non mentre siamo assorti in mille pensieri, è con la preghiera quotidiana e personale che permettiamo a Dio di esaminare il nostro cuore ed è attraverso la preghiera e la lettura costante della Sua Parola che possiamo capire la volontà di Dio. Dio non gioca con le nostre vite, non si diverte nel farci degli indovinelli per vedere se infine capiremo la cosa giusta da fare o se invece rovineremo la nostra vita con delle scelte sbagliate; il Suo Santo Spirito in preghiera e attraverso la sua preziosa Parola sa come e dove condurre i nostri passi.

Come possiamo lasciarci esaminare senza la lettura della Parola di Dio?

Essa non ci è solo luce, ma specchio, e soltanto attraverso di essa capiremo se stiamo onorando il Signore o se, tra la lunga lista che ci ha fatto Gesù, c’è ancora qualcosa che dobbiamo lasciare, e che sta rendendo pesante la nostra corsa verso la santificazione.

Sì, perché è la santificazione la torre di cui Gesù parla, l’edificio che si deve ergere su fondamenta sane (e se sane non sono ancora, oggi, Gesù può guarirle!).

Il tempio della sua dimora è nel nostro cuore; Dio non abita in luoghi che non siano santi e non condivide la Sua dimora con sentimenti che non lo onorano.

Dopo averci esaminato, e dopo aver fatto di noi tutti una fortezza, il Suo edificio spirituale, dopo averci resi saldi dagli attacchi dell’avversario e perfino da noi stessi, il Signore ci apparta per addestrarci alla battaglia.

Soltanto Dio sa come appartarci e a noi starà il discernere la Sua voce ed ubbidire alla Sua santa chiamata, al metterci in disparte con Lui e a stare ai Suoi piedi più a lungo per imparare lezioni altrimenti incomprensibili. Il Signore ci chiama ad essere come quel re che esamina quello che ha prima di uscire ad affrontare il nemico.

Sono sicura che tutti noi vogliamo lasciarci esaminare da Dio, affinché Egli ci prepari a combattere e ci addestri alla vittoria con la sua Santa Parola.

Oggi, e per tutto quest’anno che abbiamo davanti, verremo ancora esaminati da Dio a proposito delle nostre scelte, esaminati da Dio a proposito dei nostri ideali, della nostra condotta e della nostra speranza; quest’ultima, in chi la stiamo riponendo? In noi stessi? Nelle persone che ci circondano? In un’attività?

Vogliamo chiedere sempre di più al Signore d’insegnarci a sperare soltanto in Lui e non in noi stessi.

Se Dio ci chiamasse a lasciare ogni cosa per combattere pienamente al Suo fianco, dopo averci addestrato alla battaglia, siamo certi che gli risponderemmo di ?

Nel Libro delle Lamentazioni al capitolo 3, versetto 40, è scritto: “Esaminiamo la nostra condotta, valutiamola, e torniamo al SIGNORE!”.

Perché dobbiamo lasciarci correggere dal Signore?

Perché l’Eterno Iddio della nostra salvezza ha da fare cose grandi in ciascuno di noi, per ciascuno di noi e attraverso ciascuno di noi.

Come ci addestra, come ci prepara il Signore alla battaglia?

Con la prova della nostra fede. Sì, il Suo bastone e la Sua verga ci danno sicurezza (cfr. Salmo 23:4), ma non fanno solo questo; il suo bastone e la sua verga rappresentano quella disciplina esercitata per farci crescere, e farci crescere sani, per formare in noi il carattere di Cristo, unico esempio da seguire per essere davvero il sale della terra.

In Ebrei 12:4-11 è scritto: “Voi non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato, e avete dimenticato l'esortazione rivolta a voi come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la disciplina del Signore, e non ti perdere d'animo quando sei da lui ripreso; perché il Signore corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli». Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli. Inoltre abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo forse molto di più al Padre degli spiriti per avere la vita? Essi infatti ci correggevano per pochi giorni come sembrava loro opportuno; ma egli lo fa per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità. È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recar gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa”.

Il Signore ci addestra, ci toglie di dosso quel carico pesante che non ci permetterebbe di prendere la nostra croce (ovvero la nostra vita di testimoni) e seguirlo (abbiamo questa promessa: “chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi a causa del mio nome, ne riceverà cento volte tanto, ed erediterà la vita eterna” (Matteo 19:29).

Il Signore ancora oggi vuole liberarci dai nostri dubbi, dalle nostre paure, dalle nostre ansietà, guarirci dalle nostre ferite, rialzare i nostri occhi e dall’alto rivestirci della completa armatura di Cristo. Vuol farlo affinché questa torre possa essere completata e riempita del suo Santo Spirito, la battaglia affrontata con i giusti mezzi, e le giuste difese, e la marcia compiuta in santità fino alla vittoria.

Abbracciamo tutti i giorni della nostra vita le promesse contenute nella Parola del Signore e scopriremo che il giogo che Egli ci offre è dolce e il suo carico è leggero. Egli non ci farà mancare nulla, e nulla al mondo potrà mai valere quanto imparare alla Scuola di Gesù. Lì impareremo come camminare rettamente sui sentieri della giustizia e prenderemo sapore per poter esser il sale della terra, dove desidereremo portare alta la Parola della Vita.

Allora chiediamo tutti assieme al Signore:

di Edificare in noi una fortezza che possa divenire il tempio dello Spirito Santo;

di Prepararci alla battaglia liberandoci da ogni peso e santificando il nostro cuore;

di farci uscire da questa fortezza, con la Sua guida, per essere il sale della terra.

Possa Dio sostenerci in quest’opera di rinnovamento della nostra vita alla Sua gloria.

                                                                                           Angela Zanghi

 

Azioni sul documento
Finchè si può dire oggi
Si può imparare ad essere giovani?

Un vecchio detto popolare afferma che “ad essere giovani si impara da vecchi”; per contro, guardandoti intorno, capita di far caso al fatto  che tanta gioventù pare essere invecchiata precocemente.

Può accadere che ti sorprendi a riflettere sul tempo trascorso e su tutto quello che avresti voluto realizzare  e che consideravi importante, ma che non hai potuto ottenere … per ragioni di tempo.

Tic … tac … tic … tac … il tempo scorre inesorabilmente, non si ferma, tutto passa; ad un certo punto, ti accorgi che ogni attimo è prezioso.

Comprendi, allora, che non è più il caso di perderti in chiacchiere, passare il tempo a fare cose che, in fondo non servono più, perché, in realtà, non sono importanti, mentre ti hanno rubato spazio per impegnarti in ciò che conta veramente.

Sì, può sembrare banale fare certe riflessioni ad una certa età. 

Qualche esempio?

Come sono cambiati i tempi!  Come è cambiato il mondo intorno a te! Come sei cambiato pure tu!

Ti accorgi immediatamente, però,  che qualcosa che hai sperimentato personalmente è rimasto; ha conservato intatto il suo valore, che, anzi, ti sembra pure cresciuto enormemente.

Pensi a quello che sei diventato ed al rapporto con la Parola della Vita, che continua a costituire il cibo quotidiano che non si è deteriorato, non ha perduto il suo sapore; anzi, nel tempo, continua  a produrre frutti sempre più sostanziosi.

Ti vengono in mente le parole che hai letto tanto tempo fa e che ora acquistano più senso e sostanza:

Fino alla vostra vecchiaia io sono, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti, e io vi sosterrò; sí, vi porterò e vi salverò. (Isaia 46:4).

Sì …  è vero …  hai una valigia piena di ricordi, memoria  di tempo trascorso in attività inutili che ti hanno distolto dal guardare diritto, avanti a te, a ciò che veramente (ora lo hai capito, finalmente) ha valore.

Allora, pensi : Ah, se si potesse ricominciare daccapo!

In passato questo genere di considerazioni avrebbero causato una vera  e propria crisi;  ma tu, lo  sai, sei uscito per sempre dalla crisi, ferito, con tracce profonde nell’anima, ma vivo.

Per questo sai che non puoi più sprecare  tempo; bisogna rimanere concentrati  e guardare avanti.

Ricominciare da capo …  ogni giorno, perché hai imparato, finalmente, ad essere giovane, notificando al Signore il tuo bisogno di aiuto per essere guidato, per dare più sapore e sostanza alla vita; quella che ti sta davanti, che ora ti sembra davvero meravigliosa e che ti fa desiderare di dirlo a tutti, amici, conoscenti e parenti.

E mentre vivi e cammini, realizzi che non sei solo, il Signore risponde e … ti addolcisce l’anima.

A.D.

A proposito di incontri che ti cambiano la vita (seconda parte)

Riprendiamo la nostra riflessione su questo episodio narrato nell’evangelo di Matteo. Spero abbiate avuto il tempo di rileggerne il resoconto  e chissà, (non è mai troppo tardi, finché si può dire oggi, tanto per restare nel tema di questa rubrica) per qualcuno, di leggere per la prima volta.

A questo proposito desidero comunicare a quanti fossero sprovvisti di un Nuovo Testamento, di farcene richiesta, attraverso i nostri recapiti; saremo felici di poterne donare una copia, che potrà rivelarsi un dono prezioso per il resto della vita.

Tutti, credo, sarete rimasti toccati da questo incontro tra  una mamma piena di affetto, una donna cananea, che sfida coraggiosamente le difficoltà, si fa largo e  riesce a giungere davanti a Colui della cui potenza aveva sentito parlare; il solo, riteneva, che avrebbe potuto operare una liberazione così istantanea, miracolosa, ed impossibile a qualsiasi uomo.

Possiamo ritenere che non avesse il minimo dubbio sul fatto che la sensibilità, la disponibilità e la misericordia del Maestro, Cristo Gesù, non “avrebbe potuto” resistere al suo disperato grido di aiuto.

Proprio no!

E’ certa che il cuore di Cristo Gesù  non si sarebbe sottratto a questa richiesta di intervento urgente.

Un episodio che ai più distratti  può apparire come un fastidioso incidente di percorso, inopportuno quanto imprevedibile, come un evento del tutto casuale; ma è chiaro: è il piano di Dio.

Quanti incontri tra Gesù e le donne appaiono casuali ed imprevisti?

Eppure sono lì, nel Vangelo, per almeno quattro ragioni importanti: scuotere le coscienze  da pregiudizi e da atteggiamenti e comportamenti ingiusti nei confronti delle donne, costituire una lezione per tutti gli uomini di ieri e di oggi, aprire uno spiraglio per chiunque desidera essere liberato dalle catene della malvagità, compresa la possessione demoniaca di un familiare ed anche, per noi oggi, vedere alimentata la fede e la speranza, quando siamo in difficoltà.

Mi sono rimaste in mente ed ancora risuonano in me quelle parole di Gesù: O donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi. E da quell'ora la sua figliuola fu guarita.

Che bella lezione! Non vi pare?

E.D.

 

A proposito di incontri che ti cambiano la vita (prima parte)

L’evangelo riporta tantissimi episodi che riguardano incontri ravvicinati del Signore, con uomini e donne in cerca di aiuto, in situazioni e circostanze sempre differenti, talvolta in presenza di un seguito formato da discepoli e folle che, a vario titolo, lo seguivano e gli si accalcavano intorno.

Non dico niente di nuovo se paragono i racconti di questi incontri a veri e propri quadri d’autore, tante sono le sfumature ed intense le emozioni che ci vengono trasmesse. Senza dimenticare la profondità del messaggio che ne riceviamo ogni volta, pur con il passare degli anni, trovandovi sempre nuovi dettagli che aprono spiragli di luce e di prospettive benedette per tutti.

Qualche sera fa ho riletto il racconto che l’evangelista  Matteo ci riporta dell’incontro di Gesù con una donna cananea, come erano definiti gli abitanti di quella regione, peraltro nota per il paganesimo.

Ancora una volta questo episodio mi ha "impressionato" per la decisa insistenza di questa donna, la fiducia che essa nutre sul risultato. Anche se, non può passare inosservata la sua umiltà, unita alla consapevolezza di trovarsi di fronte a Colui, la cui autorità avrebbe potuto  soddisfare  la sua richiesta di aiuto e liberazione per la figlia, nientemeno che tormentata da un demonio.

Non è vinta da un comune senso di  “amore per la propria privacy” e non prova alcuna vergogna nel confessare pubblicamente il bisogno di una potente liberazione per la sua figliuola; non tiene,  in alcun conto, il parere ed il giudizio di tutti i presenti a questa scena.

Ora, però, fermiamoci un momento a considerare una certa apparente disattenzione del Maestro, che pare non avere intenzione di rispondere, circondato da discepoli che, infastiditi da quella presenza, considerata, anche per ragioni etniche, estranea e non gradita, invitano Gesù ad allontanarla.

Prendiamoci un po’ di tempo per riflettere; domani, a Dio piacendo, vedremo gli sviluppi. Intanto vi lascio un compito: rileggete questo episodio, narrato nell’evangelo di Matteo capitolo15 dal verso 21 al verso 28.

A domani.

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