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La gestione dei contenuti di questo sito web e' a cura di Antonio Deliso

 

Partiamo, andiamo a Betel

"Partiamo, andiamo a Betel; là farò un altare al Dio che mi esaudì nel giorno della mia angoscia e che è stato con me nel viaggio che ho fatto”. Questa affermazione, che troviamo in Genesi cap. 35 verso 3, parte dalla risolutezza di un cuore convinto e determinato. Giacobbe si trova nella condizione che sarebbe auspicabile per tutti noi in questo giorno. Egli ha udito e compreso un preciso invito divino e ha predisposto tutta la sua volontà nel metterlo in pratica.

           Cammina con fiducia

Giacobbe è consapevole del fatto che la sua decisione comporterà delle conseguenze anche per coloro che fanno parte della sua vita; ha potuto comprendere dalle vicissitudini passate l’importanza di un’ubbidienza che non sia parziale, ma totale, alle esortazioni dell’Eterno. Così, dall’abbondanza del suo cuore la sua bocca ha parlato.

Giacobbe ora parla dall’abbondanza del cuore e non del sentito dire.

Il versetto 3 del cap. 35 di Genesi, non ci trasmette una mera ripetizione delle parole che il patriarca ha udito, ma ci mostra chiaramente che egli ha fatto suo l’oggetto dei suoi discorsi.

Spieghiamoci meglio, “Partiamo …” e “andiamo …”, sono parole che si possono dire con la giusta enfasi soltanto quando la persona da cui abbiamo ricevuto un’esortazione è una persona affidabile, una persona in cui ha senso riporre la nostra totale fiducia.

Pensaci un attimo, tu cosa faresti?

Lasceresti la tua casa e tutti i tuoi beni senza avere delle certezze?

Saresti disposto ad esortare coloro che ami a rinunciare ai loro agi senza esser certo di non compromettere la loro esistenza?

Partiresti con questi presupposti?

Credo proprio di no!

Ma Giacobbe era un uomo valoroso, dirai tu; oh no, ti rispondo, egli è riuscito a partire semplicemente perché la certezza di cui stiamo parlando la possedeva davvero!

In passato aveva avuto una conoscenza del Signore, ma era una conoscenza prettamente teorica; Dio per lui era il Dio di suo padre e di suo nonno, ma non certo il suo.

Un giorno però questo Dio si è rivelato a lui attraverso una scala nel cielo, gli ha mostrato il cammino che avrebbe dovuto intraprendere per ottenere salvezza e pace, gli ha promesso sostegno e prosperità lungo il viaggio, e lo ha spinto a desiderare una comunione intima con Lui promettendogli questo:

“Io sono il SIGNORE, il Dio d'Abramo tuo padre e il Dio d'Isacco. La terra sulla quale tu stai coricato, io la darò a te e alla tua discendenza … Io sono con te, e ti proteggerò dovunque tu andrai e ti ricondurrò in questo paese, perché io non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto" (Genesi 28:13, 15)

L’Eterno ha mantenuto la sua promessa, ha mostrato misericordia e benignità verso di lui ed i suoi cari, ha esaudito la sua preghiera e lo ha protetto da ogni male, ora Giacobbe può serenamente affermare: “ ... andiamo a Betel; là farò un altare al Dio che mi esaudì nel giorno della mia angoscia e che è stato con me nel viaggio che ho fatto”.

Di cosa si tratta? Come può Giacobbe testimoniare ai suoi familiari che conoscevano il suo carattere instabile, senza vergogna?

Dove trova questo coraggio?

E tu come potrai ubbidire e portare a termine il compito che Dio ti ha affidato?

Giacobbe ha trovato la sua forza in Dio, la sua speranza in Dio, il suo rifugio e la sua meta in Dio, la sua certezza in Dio; perché Dio è forza, speranza, fedeltà e grazia per coloro che Gli appartengono.

Giacobbe aveva deciso di camminare nell’ubbidienza e in un profondo sentimento d’amore scaturito dalla riconoscenza.

Se sei un peccatore che ha gustato la grazia rigenerante e la fedeltà del Signore puoi seguire le sue orme anche tu:  “quello che intraprenderai riuscirà e sul tuo cammino risplenderà la luce” (Giobbe 22:28).

Come puoi dirlo?

Posso perchéFedele è Colui che ti chiama, ed Egli farà anche questo” (I Tessalonicesi 5:24)

                                                                                    Angela Zanghi

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Finchè si può dire oggi
Si può imparare ad essere giovani?

Un vecchio detto popolare afferma che “ad essere giovani si impara da vecchi”; per contro, guardandoti intorno, capita di far caso al fatto  che tanta gioventù pare essere invecchiata precocemente.

Può accadere che ti sorprendi a riflettere sul tempo trascorso e su tutto quello che avresti voluto realizzare  e che consideravi importante, ma che non hai potuto ottenere … per ragioni di tempo.

Tic … tac … tic … tac … il tempo scorre inesorabilmente, non si ferma, tutto passa; ad un certo punto, ti accorgi che ogni attimo è prezioso.

Comprendi, allora, che non è più il caso di perderti in chiacchiere, passare il tempo a fare cose che, in fondo non servono più, perché, in realtà, non sono importanti, mentre ti hanno rubato spazio per impegnarti in ciò che conta veramente.

Sì, può sembrare banale fare certe riflessioni ad una certa età. 

Qualche esempio?

Come sono cambiati i tempi!  Come è cambiato il mondo intorno a te! Come sei cambiato pure tu!

Ti accorgi immediatamente, però,  che qualcosa che hai sperimentato personalmente è rimasto; ha conservato intatto il suo valore, che, anzi, ti sembra pure cresciuto enormemente.

Pensi a quello che sei diventato ed al rapporto con la Parola della Vita, che continua a costituire il cibo quotidiano che non si è deteriorato, non ha perduto il suo sapore; anzi, nel tempo, continua  a produrre frutti sempre più sostanziosi.

Ti vengono in mente le parole che hai letto tanto tempo fa e che ora acquistano più senso e sostanza:

Fino alla vostra vecchiaia io sono, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti, e io vi sosterrò; sí, vi porterò e vi salverò. (Isaia 46:4).

Sì …  è vero …  hai una valigia piena di ricordi, memoria  di tempo trascorso in attività inutili che ti hanno distolto dal guardare diritto, avanti a te, a ciò che veramente (ora lo hai capito, finalmente) ha valore.

Allora, pensi : Ah, se si potesse ricominciare daccapo!

In passato questo genere di considerazioni avrebbero causato una vera  e propria crisi;  ma tu, lo  sai, sei uscito per sempre dalla crisi, ferito, con tracce profonde nell’anima, ma vivo.

Per questo sai che non puoi più sprecare  tempo; bisogna rimanere concentrati  e guardare avanti.

Ricominciare da capo …  ogni giorno, perché hai imparato, finalmente, ad essere giovane, notificando al Signore il tuo bisogno di aiuto per essere guidato, per dare più sapore e sostanza alla vita; quella che ti sta davanti, che ora ti sembra davvero meravigliosa e che ti fa desiderare di dirlo a tutti, amici, conoscenti e parenti.

E mentre vivi e cammini, realizzi che non sei solo, il Signore risponde e … ti addolcisce l’anima.

A.D.

A proposito di incontri che ti cambiano la vita (seconda parte)

Riprendiamo la nostra riflessione su questo episodio narrato nell’evangelo di Matteo. Spero abbiate avuto il tempo di rileggerne il resoconto  e chissà, (non è mai troppo tardi, finché si può dire oggi, tanto per restare nel tema di questa rubrica) per qualcuno, di leggere per la prima volta.

A questo proposito desidero comunicare a quanti fossero sprovvisti di un Nuovo Testamento, di farcene richiesta, attraverso i nostri recapiti; saremo felici di poterne donare una copia, che potrà rivelarsi un dono prezioso per il resto della vita.

Tutti, credo, sarete rimasti toccati da questo incontro tra  una mamma piena di affetto, una donna cananea, che sfida coraggiosamente le difficoltà, si fa largo e  riesce a giungere davanti a Colui della cui potenza aveva sentito parlare; il solo, riteneva, che avrebbe potuto operare una liberazione così istantanea, miracolosa, ed impossibile a qualsiasi uomo.

Possiamo ritenere che non avesse il minimo dubbio sul fatto che la sensibilità, la disponibilità e la misericordia del Maestro, Cristo Gesù, non “avrebbe potuto” resistere al suo disperato grido di aiuto.

Proprio no!

E’ certa che il cuore di Cristo Gesù  non si sarebbe sottratto a questa richiesta di intervento urgente.

Un episodio che ai più distratti  può apparire come un fastidioso incidente di percorso, inopportuno quanto imprevedibile, come un evento del tutto casuale; ma è chiaro: è il piano di Dio.

Quanti incontri tra Gesù e le donne appaiono casuali ed imprevisti?

Eppure sono lì, nel Vangelo, per almeno quattro ragioni importanti: scuotere le coscienze  da pregiudizi e da atteggiamenti e comportamenti ingiusti nei confronti delle donne, costituire una lezione per tutti gli uomini di ieri e di oggi, aprire uno spiraglio per chiunque desidera essere liberato dalle catene della malvagità, compresa la possessione demoniaca di un familiare ed anche, per noi oggi, vedere alimentata la fede e la speranza, quando siamo in difficoltà.

Mi sono rimaste in mente ed ancora risuonano in me quelle parole di Gesù: O donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi. E da quell'ora la sua figliuola fu guarita.

Che bella lezione! Non vi pare?

E.D.

 

A proposito di incontri che ti cambiano la vita (prima parte)

L’evangelo riporta tantissimi episodi che riguardano incontri ravvicinati del Signore, con uomini e donne in cerca di aiuto, in situazioni e circostanze sempre differenti, talvolta in presenza di un seguito formato da discepoli e folle che, a vario titolo, lo seguivano e gli si accalcavano intorno.

Non dico niente di nuovo se paragono i racconti di questi incontri a veri e propri quadri d’autore, tante sono le sfumature ed intense le emozioni che ci vengono trasmesse. Senza dimenticare la profondità del messaggio che ne riceviamo ogni volta, pur con il passare degli anni, trovandovi sempre nuovi dettagli che aprono spiragli di luce e di prospettive benedette per tutti.

Qualche sera fa ho riletto il racconto che l’evangelista  Matteo ci riporta dell’incontro di Gesù con una donna cananea, come erano definiti gli abitanti di quella regione, peraltro nota per il paganesimo.

Ancora una volta questo episodio mi ha "impressionato" per la decisa insistenza di questa donna, la fiducia che essa nutre sul risultato. Anche se, non può passare inosservata la sua umiltà, unita alla consapevolezza di trovarsi di fronte a Colui, la cui autorità avrebbe potuto  soddisfare  la sua richiesta di aiuto e liberazione per la figlia, nientemeno che tormentata da un demonio.

Non è vinta da un comune senso di  “amore per la propria privacy” e non prova alcuna vergogna nel confessare pubblicamente il bisogno di una potente liberazione per la sua figliuola; non tiene,  in alcun conto, il parere ed il giudizio di tutti i presenti a questa scena.

Ora, però, fermiamoci un momento a considerare una certa apparente disattenzione del Maestro, che pare non avere intenzione di rispondere, circondato da discepoli che, infastiditi da quella presenza, considerata, anche per ragioni etniche, estranea e non gradita, invitano Gesù ad allontanarla.

Prendiamoci un po’ di tempo per riflettere; domani, a Dio piacendo, vedremo gli sviluppi. Intanto vi lascio un compito: rileggete questo episodio, narrato nell’evangelo di Matteo capitolo15 dal verso 21 al verso 28.

A domani.

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