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"Venite ... torniamo al Signore!"

“Tu, dunque, torna al tuo Dio, pratica la misericordia e la giustizia, e spera sempre nel tuo Dio” (Osea 12:7)

All’epoca in cui fu scritto questo versetto il popolo di Dio soffriva a causa delle conseguenze provocate dalle sue stesse colpe, è disperso e sta raccogliendo i frutti dell’idolatria e delle abominazioni che ha commesso pascendosi nei propri piaceri, lontano dai consigli e dagli ammonimenti ricevuti in passato dal Signore. Dio sta richiamando il Suo popolo come fa uno sposo con una sposa ripudiata, nel tentativo supremo di nettarla per ricondurla a sé pura; in questo vediamo che, pur in mezzo al grande dolore che ha causato il suo adulterio, il perdono di Dio non conosce confini.

Israele è stato disperso a causa dalle proprie iniquità così come il vento disperde l’inutilizzabile pula sull’aia; è il forte vento della giustizia che lo ha spazzato via dalla vigna del Signore affinché non vi fossero impurità ad offendere il Suo nome. Sì, Dio è amore, ma è anche un Dio giusto, non dimentichiamolo mai! Non è ingiusto se, operando malvagiamente, l’uomo raccoglie il frutto delle proprie opere, sarebbe piuttosto vero il contrario.

Ad ogni modo questo non è ancora il tempo del giudizio definitivo che ha da esserci sul Suo popolo eletto alla fine dei tempi, c’è ancora un tempo di speranza per chi sceglie di ravvedersi dalle proprie vie, scegliendo quelle del Signore. Presso Dio, e lo udiamo da questo fermo ma dolce invito, c’è abbondanza di misericordia:

“Tu, dunque, torna al tuo Dio, pratica la misericordia e la giustizia, e spera sempre nel tuo Dio”.

Sembra davvero di sentire un padre amorevole che dichiara al figlio che lo ha ferito con i suoi comportamenti dissoluti: “Come avrei voluto che mi assomigliassi, che tu avessi fatto tesoro degli insegnamenti che ti ho dato, che avessi preso esempio da quello che ti ho mostrato, non soltanto attraverso ciò che compio, ma dall’essenza stessa della mia persona. Torna a me, sono pronto ad istruirti nuovamente, ad insegnarti ad avere bilance giuste nei tuoi giudizi e nelle tue scelte, ad insegnarti ad amare, ad insegnarti a sperare”.

Chi non vorrebbe avere un Padre così?

Un canto meraviglioso, che dovrebbe esser cantato esclusivamente da coloro che hanno gustato il dono del pentimento (sì perché pentirsi di vero cuore è un dono e non un merito) usa queste semplici parole:

“Ritorno a Te, alla Tua presenza, ritorno a Te, al mio primo amor, con tutto il mio cuor, io ti adoro Signore, con tutto il mio cuor, ritorno a Te. Per dirti ti amo, per dirti ti adoro, per darti il mio amore,  per darti il mio cuore, Tu sei la mia vita, Tu sei la mia forza Signor. Ritorno a Te”.

Pochi capitoli prima del versetto in esame, i buoni propositi del popolo di Dio erano questi:

"Venite, torniamo al SIGNORE, perché egli ha strappato, ma ci guarirà; ha percosso, ma ci fascerà … ci ridarà la vita; … ci rimetterà in piedi, e noi vivremo alla sua presenza. Conosciamo il SIGNORE, sforziamoci di conoscerlo! La sua venuta è certa, come quella dell'aurora; egli verrà a noi come la pioggia, come la pioggia di primavera che annaffia la terra” (Osea 6:1-3).

Ma il Signore (soltanto un versetto dopo) dovrà ancora dire:

“La vostra bontà è come una nuvola del mattino, come la rugiada del mattino, che presto scompare”(Osea 6:4).

Sì, il popolo del Signore non solo perisce per mancanza di conoscenza, ma per mancanza di un vero ravvedimento e di costanza nell’amministrazione della svariata grazia che gli è stata elargita dopo aver gustato il perdono, la salvezza e i doni del cielo. Dio ci ha donato tutti gli strumenti per essergli fedeli e per mostrare la Sua luce a questo mondo, ma spesso anche per noi, come per Israele, è molto più conveniente fare dietro front che fare il prossimo miglio nel camminino verso la santità.

Fratelli non approfittiamoci della misericordia di Dio. Se il nostro cuore sta bramando un risveglio, allora che si metta a cercarlo come si cerca un tesoro! La Parola è la ricetta per la vera vita, se non la leggiamo, sbaglieremo tutti gli ingredienti e quel che verrà fuori da ciò che stiamo progettando, e in cui ci stiamo affannando, non sarà utile per la crescita e il vigore di nulla una volta terminato, ma dovrà essere gettato via, come si fa per del pane che, per errore, sia stato preparato con la calce anziché con la farina.

Cerchiamo il Pane della vita, l’acqua della Parola, l’olio dello Spirito Santo e vedremo che la dispensa del nostro cuore non mancherà mai di nulla.

Le parole del saggio Salomone nel libro dei Proverbi sono la miglior ricetta per rimetterci in cammino e far ricco lo scrigno del nostro cuore:

“Figlio mio, se ricevi le mie parole  e serbi con cura i miei comandamenti, prestando orecchio alla saggezza e inclinando il cuore all'intelligenza; sì, se chiami il discernimento e rivolgi la tua voce all'intelligenza, se la cerchi come l'argento e ti dai a scavarla come un tesoro, allora comprenderai il timore del SIGNORE e troverai la scienza di Dio. Il SIGNORE infatti dà la saggezza; dalla sua bocca provengono la scienza e l'intelligenza. Egli tiene in serbo per gli uomini retti un aiuto potente, uno scudo per quelli che camminano nell'integrità, allo scopo di proteggere i sentieri della giustizia e di custodire la via dei suoi fedeli.

Allora comprenderai la giustizia,l'equità, la rettitudine, tutte le vie del bene. Perché la saggezza ti entrerà nella mente, la scienza sarà la delizia del tuo cuore, la riflessione veglierà su di te, l'intelligenza ti proteggerà; essa ti scamperà così dalla via malvagia, dalla gente che parla di cose perverse, da quelli che lasciano i sentieri della rettitudine per camminare nella via delle tenebre, che godono a fare il male e si compiacciono delle perversità del malvagio, che seguono sentieri contorti e percorrono vie tortuose … Così camminerai per la via dei buoni e rimarrai nei sentieri dei giusti. Gli uomini retti infatti abiteranno la terra, quelli che sono integri vi rimarranno” (Proverbi 2:1-15 e 20, 21).

Dio ci chiede giustizia, fede, speranza e amore. Ma riflettiamo bene, cos’altro sono queste qualità dell’anima se non quei frutti che la comunione personale con il Signore stesso è in grado di produrre?

Dio non ci chiederà mai nulla che non rientri nelle nostre possibilità (cfr. Marco 14:8a), torniamo alla fonte della Vita e allora dal nostro cuore sgorgheranno nuovamente fiumi d’acqua viva.

Apri le orecchie del cuore e ascolta. C’è un Padre che senza posa ti sta porgendo questo invito: “Tu, dunque, torna me, pratica la misericordia e la giustizia, e spera sempre in me”. Spera nel Signore, il tuo cuore si rinfranchi, Egli è fedele e potente da ricondurti a Sé oggi stesso.

Dio ti benedica,

                                                                                           Angela Zanghi

 

Azioni sul documento
Finchè si può dire oggi
Si può imparare ad essere giovani?

Un vecchio detto popolare afferma che “ad essere giovani si impara da vecchi”; per contro, guardandoti intorno, capita di far caso al fatto  che tanta gioventù pare essere invecchiata precocemente.

Può accadere che ti sorprendi a riflettere sul tempo trascorso e su tutto quello che avresti voluto realizzare  e che consideravi importante, ma che non hai potuto ottenere … per ragioni di tempo.

Tic … tac … tic … tac … il tempo scorre inesorabilmente, non si ferma, tutto passa; ad un certo punto, ti accorgi che ogni attimo è prezioso.

Comprendi, allora, che non è più il caso di perderti in chiacchiere, passare il tempo a fare cose che, in fondo non servono più, perché, in realtà, non sono importanti, mentre ti hanno rubato spazio per impegnarti in ciò che conta veramente.

Sì, può sembrare banale fare certe riflessioni ad una certa età. 

Qualche esempio?

Come sono cambiati i tempi!  Come è cambiato il mondo intorno a te! Come sei cambiato pure tu!

Ti accorgi immediatamente, però,  che qualcosa che hai sperimentato personalmente è rimasto; ha conservato intatto il suo valore, che, anzi, ti sembra pure cresciuto enormemente.

Pensi a quello che sei diventato ed al rapporto con la Parola della Vita, che continua a costituire il cibo quotidiano che non si è deteriorato, non ha perduto il suo sapore; anzi, nel tempo, continua  a produrre frutti sempre più sostanziosi.

Ti vengono in mente le parole che hai letto tanto tempo fa e che ora acquistano più senso e sostanza:

Fino alla vostra vecchiaia io sono, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti, e io vi sosterrò; sí, vi porterò e vi salverò. (Isaia 46:4).

Sì …  è vero …  hai una valigia piena di ricordi, memoria  di tempo trascorso in attività inutili che ti hanno distolto dal guardare diritto, avanti a te, a ciò che veramente (ora lo hai capito, finalmente) ha valore.

Allora, pensi : Ah, se si potesse ricominciare daccapo!

In passato questo genere di considerazioni avrebbero causato una vera  e propria crisi;  ma tu, lo  sai, sei uscito per sempre dalla crisi, ferito, con tracce profonde nell’anima, ma vivo.

Per questo sai che non puoi più sprecare  tempo; bisogna rimanere concentrati  e guardare avanti.

Ricominciare da capo …  ogni giorno, perché hai imparato, finalmente, ad essere giovane, notificando al Signore il tuo bisogno di aiuto per essere guidato, per dare più sapore e sostanza alla vita; quella che ti sta davanti, che ora ti sembra davvero meravigliosa e che ti fa desiderare di dirlo a tutti, amici, conoscenti e parenti.

E mentre vivi e cammini, realizzi che non sei solo, il Signore risponde e … ti addolcisce l’anima.

A.D.

A proposito di incontri che ti cambiano la vita (seconda parte)

Riprendiamo la nostra riflessione su questo episodio narrato nell’evangelo di Matteo. Spero abbiate avuto il tempo di rileggerne il resoconto  e chissà, (non è mai troppo tardi, finché si può dire oggi, tanto per restare nel tema di questa rubrica) per qualcuno, di leggere per la prima volta.

A questo proposito desidero comunicare a quanti fossero sprovvisti di un Nuovo Testamento, di farcene richiesta, attraverso i nostri recapiti; saremo felici di poterne donare una copia, che potrà rivelarsi un dono prezioso per il resto della vita.

Tutti, credo, sarete rimasti toccati da questo incontro tra  una mamma piena di affetto, una donna cananea, che sfida coraggiosamente le difficoltà, si fa largo e  riesce a giungere davanti a Colui della cui potenza aveva sentito parlare; il solo, riteneva, che avrebbe potuto operare una liberazione così istantanea, miracolosa, ed impossibile a qualsiasi uomo.

Possiamo ritenere che non avesse il minimo dubbio sul fatto che la sensibilità, la disponibilità e la misericordia del Maestro, Cristo Gesù, non “avrebbe potuto” resistere al suo disperato grido di aiuto.

Proprio no!

E’ certa che il cuore di Cristo Gesù  non si sarebbe sottratto a questa richiesta di intervento urgente.

Un episodio che ai più distratti  può apparire come un fastidioso incidente di percorso, inopportuno quanto imprevedibile, come un evento del tutto casuale; ma è chiaro: è il piano di Dio.

Quanti incontri tra Gesù e le donne appaiono casuali ed imprevisti?

Eppure sono lì, nel Vangelo, per almeno quattro ragioni importanti: scuotere le coscienze  da pregiudizi e da atteggiamenti e comportamenti ingiusti nei confronti delle donne, costituire una lezione per tutti gli uomini di ieri e di oggi, aprire uno spiraglio per chiunque desidera essere liberato dalle catene della malvagità, compresa la possessione demoniaca di un familiare ed anche, per noi oggi, vedere alimentata la fede e la speranza, quando siamo in difficoltà.

Mi sono rimaste in mente ed ancora risuonano in me quelle parole di Gesù: O donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi. E da quell'ora la sua figliuola fu guarita.

Che bella lezione! Non vi pare?

E.D.

 

A proposito di incontri che ti cambiano la vita (prima parte)

L’evangelo riporta tantissimi episodi che riguardano incontri ravvicinati del Signore, con uomini e donne in cerca di aiuto, in situazioni e circostanze sempre differenti, talvolta in presenza di un seguito formato da discepoli e folle che, a vario titolo, lo seguivano e gli si accalcavano intorno.

Non dico niente di nuovo se paragono i racconti di questi incontri a veri e propri quadri d’autore, tante sono le sfumature ed intense le emozioni che ci vengono trasmesse. Senza dimenticare la profondità del messaggio che ne riceviamo ogni volta, pur con il passare degli anni, trovandovi sempre nuovi dettagli che aprono spiragli di luce e di prospettive benedette per tutti.

Qualche sera fa ho riletto il racconto che l’evangelista  Matteo ci riporta dell’incontro di Gesù con una donna cananea, come erano definiti gli abitanti di quella regione, peraltro nota per il paganesimo.

Ancora una volta questo episodio mi ha "impressionato" per la decisa insistenza di questa donna, la fiducia che essa nutre sul risultato. Anche se, non può passare inosservata la sua umiltà, unita alla consapevolezza di trovarsi di fronte a Colui, la cui autorità avrebbe potuto  soddisfare  la sua richiesta di aiuto e liberazione per la figlia, nientemeno che tormentata da un demonio.

Non è vinta da un comune senso di  “amore per la propria privacy” e non prova alcuna vergogna nel confessare pubblicamente il bisogno di una potente liberazione per la sua figliuola; non tiene,  in alcun conto, il parere ed il giudizio di tutti i presenti a questa scena.

Ora, però, fermiamoci un momento a considerare una certa apparente disattenzione del Maestro, che pare non avere intenzione di rispondere, circondato da discepoli che, infastiditi da quella presenza, considerata, anche per ragioni etniche, estranea e non gradita, invitano Gesù ad allontanarla.

Prendiamoci un po’ di tempo per riflettere; domani, a Dio piacendo, vedremo gli sviluppi. Intanto vi lascio un compito: rileggete questo episodio, narrato nell’evangelo di Matteo capitolo15 dal verso 21 al verso 28.

A domani.

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