Correre verso la meta

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….dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesú….

La metaCapita a tutti  di trovarsi a svolgere un lavoro o  assolvere un impegno, con  una certa disinvoltura, senza badare molto a quello che facciamo, quasi affidandoci ad abitudini meccaniche ed automatismi che si instaurano nella nostra mente e quindi nel modo in cui ci comportiamo.

Questo può non consentire di  ottenere il risultato migliore da quello che stiamo facendo,  che, di solito, richiede attenzione, concentrazione e particolare cura.

Ecco che,  allora, conviene cambiare modo di affrontare tutto quello che la vita, il ruolo che ogni persona si trova a svolgere, comporta  e richiede.

Particolarmente, quando ci troviamo ad essere impegnati in qualche attività che giudichiamo essere importante …. Sì, dobbiamo restare concentrati.

V’è un episodio  nella lettera ai Filippesi che ho riletto qualche giorno  fa, che mi ha fatto riflettere molto; è stata come una vera lezione che lo Spirito Santo ha voluto impartirmi, circa la tendenza ad accelerare ed affrettare i tempi, correre e correre ancora, per fare in tempo a fare tutto quello che c’è da fare.

Non pare anche a voi che siamo diventati troppo frettolosi a causa dei ritmi che sembra siano imposti dalla vita moderna ?

Correre così … comporta fatica, affanno, ma soprattutto ci obbliga ad essere superficiali, a sorvolare su aspetti importanti,  che danno senso alla vita, tanto da confonderci, fino a farci avvertire la sensazione che abbiamo capito tutto.

Infatti, mancando il tempo di riflettere, di esaminare, persino di pensare, finiamo per comportarci secondo uno schema che  porta a ritenere che siamo diventati così bravi ed esperti, da prendere immediatamente le giuste decisioni, compiere azioni adeguate.

Ancora peggio !

Questo modo di essere … induce a ritenersi arrivati al massimo della nostra maturità, con la capacità di comprendere rapidamente e giudicare con saggezza e giustamente.

Tempo fa, ero seduta accanto ad un giovane, mentre ci accingevamo ad ascoltare una riflessione su un tema molto importante e delicato, che prendeva spunto da un brano delle Sacre Scritture.

Il predicatore stava appena accennando al brano della Bibbia da cui intendeva trarre la sua, peraltro, interessantissima meditazione.

Aveva annunciato il libro della Bibbia, capitolo e versetti, quando la persona seduta accanto a me pronunciò queste parole senza preoccuparsi affatto di  essere ascoltato da coloro che gli stavano accanto.

Ho capito tutto! Già sò di cosa si parlerà!

Che presunzione! Mi sono subito detta dentro di me.

Confesso che ho provato un senso di fastidio.

In fondo, il predicatore non aveva indicato … il nome di una composizione poetica o il titolo di una canzone del festival.

Ho pensato : come avrà fatto ad aver già capito tutto?

Chissà, mi sono ancora detta, forse conosce a memoria quella porzione della Bibbia e pensa di non avere più niente da imparare.

Ricordo ancora che quella fu una sera in cui il Signore parlò chiaramente al mio cuore mettendomi in guardia contro una mentalità così superficiale, quasi che si potesse prevedere quello che lo Spirito intenda dire alla nostra anima, quando ascoltiamo la predicazione del Messaggio della Vita, che leggiamo nella Bibbia.

Compresi che, probabilmente, non era stato un caso ascoltare quelle parole, forse erano proprio una lezione, per me,  di cambiare atteggiamento verso l’ascolto della predicazione della Parola di Dio, partecipato ed attento.

Credo che dobbiamo riflettere tutti su un fattore molto importante, che riguarda il nostro rapporto quotidiano e personale con la Parola di Dio.

Proprio questo è accaduto recentemente, quando, come dicevo qualche attimo fa, mi sono ritrovata a ricevere l’ennesima lezione sul bisogno che abbiamo di essere concentrati ed attenti all’insegnamento che Dio vuole impartirci ogni volta che ci poniamo come discepoli ad ascoltare …  non uomo qualsiasi, ma Dio stesso.

Questa esperienza mi ha fatto considerare che la Parola della vita è  un cibo che non si deteriora;  anzi, nel tempo produce frutti sempre più sostanziosi fino alla vecchiaia.

Mi sono venute in mente le parole che possiamo leggere nel libro del profeta Isaia capitolo 46 verso 4.

Fino alla vostra vecchiaia io sono, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti, e io vi sosterrò; sí, vi porterò e vi salverò.

Questa promessa ci rallegra il cuore e ci incoraggia a non consideraci mai arrivati; potremmo persino essere in grado di citare a memoria i versi di tutta la Bibbia, oppure dopo solo un breve cenno poter esclamare: ho già capito tutto … so dove si vuole arrivare!

Che vita sarebbe se pensassimo che non abbiamo più niente da imparare, che noia!

Grazie a Dio non è così.

Nella vita …  si sa … “gli esami non finiscono mai”.

Credo sia opportuno, ora, che mi diriga direttamente ad una breve considerazione che ho potuto fare dopo avere riletto, come accennavo prima, quanto l’apostolo Paolo scrive alla chiesa di Filippi al capitolo 3.

Leggerò solo tre  versi che, mi pare, siano  in perfetta sintonia con questa mia riflessione; si tratta dei versi 12,13,14 del capitolo 3 della lettera dell’apostolo Paolo ai Filippesi.

3:12 Non che io abbia già ottenuto tutto questo o sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il cammino per cercare di afferrare ciò per cui sono anche stato afferrato da Cristo Gesú.

 3:13 Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti,

3:14 corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesú.

 Quindi, … se un apostolo della levatura  di Paolo si esprime così, vuol dire che non mi sono sbagliata: conoscere a memoria tutti i versi della Bibbia, avere compiuto studi di alta teologia, possedere tutta la cultura di questo mondo … no, non basta per considerarci arrivati … anzi ci fa sentire ancora molto lontani dalla meta finale a cui aspiriamo.

Dobbiamo ricominciare da capo … ogni giorno … ad esaminarci  con scrupolosa diligenza per realizzare un bisogno costante di guardare avanti a noi, con la stessa attitudine dell’apostolo : dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesú.

Lo Spirito Santo mi ha spinto a riflettere anche su un altro aspetto, molto importante: …. dimenticare?  che cosa?

In effetti, pensandoci bene, abbiamo molte cose da dover dimenticare.

Certi ricordi sono come una zavorra nell’anima, memoria di offese che ci hanno avvilito e paralizzato perché ingiuste e faziose.

Fatti ed avvenimenti che, umanamente ci avrebbero indotto, ad essere disperati, come, sono certa,  vuole certamente il nemico della nostra anima.

Invece no, queste umiliazioni ci hanno insegnato la necessità di essere umili.

E’ vero anche, che, di tanto in tanto,  riaffiorano brutti ricordi che tenderebbero a soffocare l’entusiasmo che ci avvolge e ci spinge a  credere ed a sperare; ricordi sepoli nella memoria che ci portano a  pensare che è tutto inutile …  persino sperare che le cose migliorino intorno a noi.

Sì, ogni tanto, affiorano nella mente memorie angosciose … di perdite, di mancate realizzazioni, di aspettative andate deluse, di torti ed ingiustizie che vorrebbero indurci ad odiare la vita.

Non so se avete notato … l’apostolo Paolo, non dice di aver dimenticato ma che si studiava di dimenticare.

Tentazioni e memorie ci disturbano, distolgono la nostra attenzione, non ci fanno restare concentrati.

Che cosa fare allora?

Conosco una sola soluzione … una vera via d’uscita da questo problema.

Quale?

Notificare al Signore questi brutti ricordi, queste esperienze che ci hanno lasciato ferite evidenti, pensieri che a volte  ci assillano.

Ed il Signore risponde e … ci addolcisce l’anima.

Dimenticare …  solo dimenticare, però non può bastare .

Sarebbe come svuotarci e restare vuoti.

Come abbiamo letto …  dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesú.

Protenderci verso la meta … vuol dire non restare vuoti … ma,  riempire di senso e di valore la vita.

Attestato finale

Non so se sono riuscito ad esprimermi con chiarezza, una cosa è certa, però,  lo Spirito Santo ha parlato a me personalmente, tanto che da ora in poi … voglio, non solo ascoltare come una brava discepola, ma ubbidire, traducendo nella  pratica quotidiana questo prezioso insegnamento.

V’è un futuro davanti!

Leviamoci … Coraggio amico, amica, sorella e fratello in Cristo.

Ezia D.

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