Ecco, io sto alla porta e busso …

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Può accadere anche a te, in piena estate, di venire a trovarti di fronte ad uno scenario che questa immagine riproduce con grande efficacia. Quanti colori e quante sfumature! Dal giallo più intenso di un campo di grano pronto per la mietitura, al verde dell’erba in piena vegetazione; poi l’azzurro di un cielo terso in una giornata di vento, che fa ondeggiare le spighe del grano oramai maturo. E, come se non bastasse tutto questo, le mille sfumature di colori degli ultimi raggi di sole al tramonto. La visione estiva di un simile scenario non può lasciarci indifferenti!

Tramonto Estate Campo di Grano

Il primo risultato che  produce è lo stupore che avvertiamo nel considerare la meravigliosa complessità e contemporanea semplicità della funzione visiva che ci permette di “vedere” e distinguere forme e colori.
E  pensare che diamo per acquisito, perfino per scontato, il funzionamento così perfettamente coordinato  della meravigliosa struttura che, captando le radiazioni luminose, le trasforma in impulsi nervosi che,  a loro volta, decodificati nel cervello, riproducono quello che sta davanti a noi.

Che meraviglioso dono è quello della vista!
Anche se, qualche anno fa, trovandomi a visitare un centro che ospita non vedenti, ho compreso come si sviluppano altri sensi, sensibilità e capacità che sopperiscono a difetti visivi fino alla cecità completa.

Questo accade perché il Signore, che ci ha creati, è davvero meraviglioso!
Ricordiamo a questo punto le parole del Salmo 139 verso 14:
Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene.

Ma ora, torniamo a pensare all’immagine stupenda di un campo di grano pronto per la mietitura; tra l’altro, proprio d’estate, si celebrano dalle nostre parti, in paesi dell’entroterra, le “feste del grano”.
Il grano maturo ci fa andare con il pensiero ad un brano del Vangelo che qui riportiamo:
Gesú percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La mèsse è grande, ma pochi sono gli operai. Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse”. (Matteo 9:35-38).

In realtà, in queste espressioni, notiamo quella che è stata definita una sintesi del ministero di Gesù che sfocia in quella frase finale che non può non farci riflettere … ancora una volta.
Gesù ha compassione delle “folle stanche e sfinite,  come pecore che non hanno pastore”, vale a dire estenuate dalla fatica, indifese e rassegnate, senza riferimenti ed incapaci di reagire di fronte alle difficoltà ed ai pericoli.
Pensandoci bene: non è questa la condizione di tanta parte dell’umanità in questa nazione ed in tutto il mondo?
Ah se ci fossero più operai !

Non possiamo però perderci in questo genere di considerazioni troppo scontate, né vogliamo rassegnarci e lasciarci andare allo scoraggiamento; sì, è vero, c’è  tanto da fare!
Questo campo di grano maturo, pronto da mietere, ci deve indurre a non perdere nemmeno un minuto del nostro tempo. Non vogliamo più aspettare … il grano non può più aspettare nel campo … c’è bisogno di operai, prima che sia troppo tardi ed il raccolto vada perduto.

Ora, però,  possiamo spostare la nostra attenzione sul fatto che Gesù, così preso da  profondo senso di compassione, che possiamo tradurre come l’esatto contrario dell’indifferenza, dell’egoismo ed egocentrismo che regna nell’uomo moderno anche in campo religioso, ci parla di un appello stringente e personale.

Se rifletto, si avverte chiaramente  in queste circostanze, una voce che, sommessamente e  con dolcezza, desidera parlare proprio a noi; senza quell’arroganza di certi urlatori che dall’est all’ovest, dal nord al sud, usano parole e discorsi, che con il Messaggio del Vangelo hanno poca attinenza, mentre ci portano a concentrare l’attenzione su quello che dobbiamo o non dobbiamo fare, sulle regole, sul comportamento, in certi casi sulle penitenze, caricandoci di … sensi di colpa e facendoci sentire inadeguati, indegni dell’attenzione di un Signore che è invece pieno di compassione per tutti.

Se ti connetti a Cristo, invece, se ti sintonizzi sulla lunghezza d’onda del Messaggio del Vangelo, puoi sentire  quella voce che, come ci ricorda il verso 20 del capitolo 3 dell’ultimo libro della Bibbia, dice:
Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me.
Gesù sta bussando alla porta del tuo cuore, o no?

Se abbiamo qualche volta avvertito quel picchiare, così educato e rispettoso della nostra autonomia di giudizio e libertà di scelta, avremo anche provato quella che possiamo definire una vera e propria  spinta emotiva ad aprire il nostro cuore e farci coinvolgere.
Resistendo a quella voce, invece, abbiamo, in altre occasioni, contribuito a rendere così degradata  la vita sulla terra.

Come abbiamo ridotto l’ambiente morale, dove pullulano fanatismo di tutti i tipi ed indifferenza,  due mali opposti ma ugualmente malefici; che, anzi, fanno a gara a chi fa più danno … un giorno vince il fanatismo l’altro vince l’indifferenza.

I soliti opposti estremismi così presenti nella vita moderna che lasciano al “male” campo libero  per demolire, abbattere, scoraggiare, impaurire.

Se provi ora a chiudere gli occhi per un momento e pensi a quel Signore meraviglioso che sta davanti alla porta del tuo cuore, se cerchi di guardare dentro te stesso, forse potrai raccogliere l’invito a pregare perché il Signore mandi degli “operai” nella sua messe.

Certo, non possiamo dimenticare che  possiamo avere il privilegio di divenire noi stessi  la risposta  alla nostra  preghiera, finendo per essere coinvolti al punto di abbandonare ogni tipo di fanatismo ed ogni forma di indifferenza ed apatia, incominciando a portare in casa nostra, ai nostri amici, dovunque andiamo e ci troviamo,  questo amore che conquista : l’Amore di Gesù di Nazareth, il Signore, che è morto per redimerci, è risorto, è vivente e sta ora bussando alla porta del cuore di qualcuno di noi.
A.D.

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