L’acqua parla senza sosta ma non si ripete mai

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Ho riletto questa frase una decina di giorni fa mentre mettevo in ordine alcuni vecchi quaderni di appunti. Era su una pagina bianca, insieme al nome dell’autore, un ex diplomatico messicano, Octavio Paz Lozano, premio Nobel per la letteratura nel 1990, poeta e saggista, senza alcuna altra parola aggiunta  di commento.

Nei giorni scorsi, la mia mente è andata spesso a questa frase, annotata probabilmente per un titolo di una riflessione personale, poi dimenticata.  Ieri sera, però, non ho potuto resistere al pensiero di fermarmi a riflettere sulla ragione per la quale mi avesse colpito tanto.

E’ bastato solo qualche attimo di attenzione ed ecco la spiegazione: si trattava di un collegamento ad un brano del Vangelo di Giovanni capitolo 7 verso 37, 38 e 39: “Nell’ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: Se qualcuno ha sete, venga  a me e bevaChi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Disse questo dello Spirito che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato.”

Devo dire che, come in moltissimi altri credenti, questo episodio ha lasciato un segno profondissimo nella mia anima, una traccia che, per quanto mi riguarda, risale a moltissimi anni fa, l’anno della mia conversione al Vangelo.

Il Signore pronunciò queste parole in una speciale occasione.

A proposito … Gesù sceglie sempre il momento ed il modo più opportuno per intervenire con l’efficacia e la potenza necessaria e compiere l’opera Sua.

In questo caso si tratta di una delle più suggestive e popolari solennità giudaiche, la Festa delle Capanne, una celebrazione  per ricordare il pellegrinaggio del popolo di Israele verso la Terra Promessa, caratterizzato dalla presenza costante, dalla cura e protezione di Dio verso il Suo popolo, dalla provvidenziale manna e dall’acqua scaturita dalla roccia.

L’episodio biblico narra che l’ultimo giorno, al culmine della festa; Gesù si alzò ed esclamò: Se qualcuno ha sete, venga  a me e beva.

Proprio ieri pomeriggio, durante una pausa lavorativa, mentre leggevo un brano delle Sacre Scritture, il LIBRO dei libri che porto sempre nel mio taschino, registrato sullo smartphone, ho riflettuto molto su quello che la PAROLA di DIO rappresenta per me. Posso leggerla ogni giorno, dovunque mi trovo, a qualsiasi ora del giorno e della notte, in questo piccolo apparato elettronico di alta tecnologia.

Sì, in effetti, quando incomincio la lettura di un Salmo, di un episodio del Vangelo, di un qualsiasi altro brano della Bibbia,  ho la netta sensazione di trovarmi davanti ad un ruscello in cui scorre acqua fresca, limpida e pura; un ruscello, dicevo, che presto diviene un vero e proprio fiume, capace di allontanare qualsiasi senso di noia, amarezza e preoccupazione perché trasporta  e procura vita, dona serenità e gioia, cura, deterge, disseta l’anima mia.

Quanto è preziosa la Parola di Dio!

Personalmente, devo ammettere di non essere più capace di fare a meno di avere un contatto personale con questa acqua della vita, fermandomi tutte le volte che ne avverto il bisogno, di giorno o di notte, sulle rive di questo fiume.

Il beneficio che ne ricevo, dona senso alla mia esistenza e comporta l’impegno di parlare a tutti della meravigliosa, stupenda,  preziosa, magnifica grazia che Dio elargisce.

Proprio questa è,  in fondo, la ragione per la quale altri collaboratori, giovani e anziani, si adoperano per il progresso del Vangelo e la diffusione, anche attraverso questa radio, del Messaggio dell’Amore incommensurabile di Dio verso tutti.

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