“Se qualcuno ha sete”

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Se davvero hai sete di soprannaturale, di pace e di verità, devi sapere che…“Cristo è tutto ciò di cui hai bisogno”.

Terra arida

Ogni volta che osservo  certi comportamenti  in campo religioso, oppure il fatto che riti e  celebrazioni si ripetono, giorno dopo giorno ed anno dopo anno, mi ritrovo  a riflettere, con una certa malinconia, sulla condizione in cui vive l’umanità di questo secolo.

Non mi riferisco e non desidero entrare in polemica con chi professa una certa religione. Quello che sto per esprimere riguarda pratiche religiose e comportamenti che sono diffusi qua e là, in tutto il panorama mondiale, da est ad ovest e da sud a nord.

Personalmente noto una rappresentazione in queste celebrazioni, feste, tradizioni e riti …  dell’aridità in cui vive quella parte di umanità che si accontenta di osservare feste comandate, partecipare a riti religiosi, compiere atti ed assumere atteggiamenti che in apparenza vorrebbero significare l’appartenenza ad una fede religiosa.

Negli ultimi tempi questo comportamento comincia ad interessare aree e movimenti religiosi che nel passato sono stati indenni da questa specie di cancro spirituale, che fa pensare a quelle cellule cancerogene che si sviluppano a dismisura, sottraendo vita alla vita vera.

Basta che con una certa onestà ci guardiamo intorno ed osserviamo quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi.

In sostanza, credo che il  bisogno di celebrare riti, feste tradizionali, ricorrenze, non è che una manifestazione chiara di una sete inappagata, di un rapporto con il divino del tutto formale che non produce alcun effetto.

Ma, a proposito di feste e celebrazioni, non posso non ricordare quello che avvenne poco meno di venti secoli fa, un certo giorno, l’ottavo, l’ultimo giorno di una festa caratterizzata da una solennità e grandiosità eccezionale.

Mi riferisco alla festa dei Tabernacoli che si svolgeva ogni anno tra il popolo giudeo, ricorreva in autunno; nell’occasione oltre ad esprimere un ringraziamento per il raccolto, riportava all’attenzione del popolo il ricordo della liberazione dalla schiavitù in Egitto.

L’ultimo giorno era il più solenne e culminava in una manifestazione imponente con una partecipazione di masse di pellegrini provenienti da diverse aree della Palestina, con un rito di particolare significato, in cui secchi d’oro riempiti dell’acqua attinta dalla piscina di Siloe, venivano passati dai sacerdoti, di mano in mano, fino ad essere versati nei sacri cortili del tempio, mentre si cantava citando  le parole tratte dal libro del profeta Isaia capitolo 12

“Voi attingerete con gioia l’acqua dalle fonti della salvezza”.

Gesù era in Gerusalemme ed era presente a questa celebrazione.

Desidero che, insieme, ora,  ci rendiamo conto della situazione e ci immedesimiamo in questa scena in cui regnava una grande partecipazione,  ordine e silenzio generale, percorso solamente dai cori che venivano cantati, con una partecipazione emotiva e commozione generale; con la mente volta a considerare la liberazione dalla schiavitù  ed il pensiero ad un futuro di prosperità.

Pensate!  Proprio in quell’ora solenne, Gesù si erge con voce ferma e sicura quasi a voler irrompere e turbare quel momento gridando con gran voce.

Ma leggiamo direttamente dall’Evangelo di Giovanni capitolo 7, i versi 37,38 e 39.

Lungo un fiume

“Nell’ultimo giorno, il giorno piú solenne della festa, Gesú stando in piedi esclamò: “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva.  Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno”.

 “Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesú non era ancora glorificato”.

Si capisce che in un momento così particolare quelle parole inattese scossero tutti, anche se mi pare straordinario il fatto che nessuno si sia permesso di accennare ad una qualsiasi reazione, nemmeno le cosiddette forze dell’ordine, a servizio di autorità religiose del tempo.

Quest’uomo, Gesù di Nazareth, ha osato disturbare una certa quiete ed apparente solennità.

Che impressione deve aver fatto!

Chi è quest’uomo ?

Tra il comprensibile stupore e il conseguente mormorio generale, a questo punto lo sanno tutti : è Gesù di Nazareth, il profeta della Galilea.

Devo dire che tutte le volte che rifletto su questa frase: “Se qualcuno ha sete …” non posso fare a meno di notare l’accento che viene espresso includendo una limitazione del numero, sapendo che non tutti aderiscono.

Se … è in questo “se” la chiave di tutto.

Se davvero hai sete, se avete sete di soprannaturale, di divino,  sappi, sappiate:  nessuna celebrazione, l’adesione ad un religione, l’essere membro di una comunità religiosa, appartenere ad una denominazione evangelica … tanto per parlare di oggi … calmerà quella sete.

Se qualcuno, anche oggi, ha un desiderio ardente sappia, si renda conto, comprenda quello che la Parola di Dio, vivificata dalla Spirito Santo trasmette alla nostra anima.

Questo è il punto sul quale voglio soffermarmi, ancora un minuto, sapendo che potremmo sezionare ogni sillaba di quello che abbiamo letto per trarre altre importanti lezioni.

Tutti sappiamo, più o meno, che cosa sia la sete:  un bisogno fisico che in certi casi può diventare così vitale da compromettere la vita stessa.

Oggi desideriamo applicarlo alla sfera spirituale divenendo immagine del bisogno più profondo dell’anima, sempre alla ricerca, spesso affannosa, di qualcosa che possa saziare la sete del profondo.

Guardiamo un po’ la realtà che ci circonda, senza andare troppo lontano.

Quante riflessioni !

Se davvero hai sete … sei stanco di cercare … hai realizzato che niente e nessuno può soddisfare quello che Dio ha creato, la tua parte più profonda e inconoscibile, che solo Dio vede e solo Lui conosce … ora lo sai.

Non un appartenenza ad una chiesa … ma un rapporto personale ed una appartenenza vera … un collegamento con l’acqua della vita e il deserto intorno a noi … :

“Cristo è tutto ciò di cui abbiamo bisogno”

Acqua … simbolo dello Spirito Santo.

Acqua che fluisce, scorre, entra ed esce … non ristagna.

Un corso d’acqua limpida che poi si perde in uno stagno, diviene acqua stagnante e muore, imputridisce, fino ad infettarsi e divenire causa di infezione.

Attenzione a non essere diventati come acqua stagnante.

Sapete, la ragione che ci spinge a parlare è proprio legata al fatto che non desideriamo essere acqua morta; vogliamo far fluire quello che abbiamo ricevuto e ricevere altra acqua limpida portatrice di vita e di benedizione.

Una vita redenta dal Signore deve essere spesa per il Signore.

Chi ha ricevuto l’amore di Dio e si ferma ad una vita egoistica finisce con il perdere tutto e diventare amorfo, sterile, fanatico, infetto ed infettante.

Per concludere …  nel libro del profeta Ezechiele si parla di una magnifica visione: un fiume che scorre dal santuario che diventa sempre più profondo … inondando il deserto.

Anche  se questo episodio si possa riferire ad eventi futuri, penso possa ben rappresentare la vita dei cristiani, seguaci di Gesù che fanno risuonare la voce di Dio nel deserto del mondo.

Dio vi benedica amici ed amiche in ascolto … aprite il vostro cuore a Dio … non fatevi imbrigliare ed imbrogliare … immergetevi in quel fiume … fate scorrere l’acqua della vita … bevete … attingete e versate … ricevete e date … impegnatevi, svegliatevi … servite il Signore.

Pace a voi.

Ezia Deliso

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