Badiamo a come ci conduciamo

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Vale più la fine di una cosa, che il suo principio; e lo spirito paziente vale più dello spirito altero (Ecclesiaste 7:8)

Il versetto di oggi parte dall’effetto e la sua congiunzione ce ne spiega la causa. In altri termini la seconda parte del verso pare sia la ricetta per poter serenamente affermare che la fine di qualcosa valga più del suo principio. Come possiamo esser certi che finiremo bene un progetto, un impegno e la nostra stessa vita? La risposta è “… lo spirito paziente vale più dello spirito altero”.

La persona altera o superba è assolutamente convinta della propria superiorità (reale o presunta) sugli altri, e quindi abituata a trattare con arroganza e disprezzo chi la circonda. E la Parola di Dio ci previene da questa attitudine confermandoci che “La superbia precede la rovina, e l’alterezza dello spirito precede la caduta” (Proverbi 16:18).

Chi è dunque la persona dallo spirito paziente? Colui che è umile di cuore e trema alla Parola di Dio, colui che riconosce i propri limiti, e che rifuggendo da ogni forma d’orgoglio e di superbia non osa sopraffare gli altri, ma si dispone piuttosto a porger loro conforto e sostegno con una parola saggia e detta a tempo: “Meglio esser umile di spirito coi miseri, che spartir la preda coi superbi” (Proverbi 16:19).

L’impazienza nella vita conduce verso tragiche cadute, conduce alla ricerca delle nostre soluzioni, a prendere le nostre scelte senza consultare il Signore e, mostrando in questo la più folle forma di superbia, incorriamo nel grosso pericolo di incamminarci per quella strada che sembra diritta, ma che conduce alla rovina.

Salomone ha affermato: “Sebbene il peccatore faccia cento volte il male, e anche prolunghi i suoi giorni, tuttavia io so che il bene è per quelli che temono Dio, che provano timore in sua presenza” (Ecclesiaste 8:12). Non ha dunque senso invidiare la prosperità dei malvagi o inasprirci contro tutto e tutti, ciascuno di noi è chiamato a render conto delle proprie scelte e ci è stata data la possibilità di scrivere giorno per giorno qualcosa di migliore nel libro della nostra vita, di modo che il suo finale non giunga inaspettato, come un laccio oscuro e improvviso, ma come l’apice della più bella melodia che abbiamo mai udito e lasci un sorriso compiaciuto sul volto nostro e di chi l’ha udita in nostra compagnia. Certo, riconosciamo che questa melodia sono stati resi capaci di suonarla soltanto i cuori di coloro al cui interno si va riproducendo giorno dopo giorno la vita del Signore Gesù. Essi spesso sono uomini e donne giuste al momento giusto le cui parole, ricche di saggezza, portano quiete negli animi in travaglio per gli affanni di questa vita.

Chi sono? Persone umili di spirito e sottomesse alla dolce Parola di Dio, le cui labbra stillano fiumi d’acqua viva, secondo la promessa del Vangelo della nostra salvezza, persone che seminano con speranza nei cuori di quanti Dio mette al loro fianco anche in mezzo a molte lacrime e prove, e la cui fine sarà certamente d’aver parte all’eredità dei santi quando Gesù tornerà dal cielo a prenderci.

Cosa dire dello spirito altero? “Il principio delle parole della sua bocca è stoltezza e la fine del suo dire è malvagia pazzia” (Ecclesiaste 10:13). Sì, sebbene gli occhi nostri non scorgano una subitanea retribuzione alla malvagità dell’uomo “Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà” (Galati 6:7). Ecco allora come può la fine di qualcosa esser più sublime del suo principio: incamminiamoci per la via della vita con la certezza che con la nostra costanza nel timore e nell’amore per la Parola di Dio, e con la perseveranza nel disporci ad essere strumenti di giustizia per il nostro Dio, salveremo le anime nostre.

Il Signore è pieno di compassione e misericordioso, e come potrebbe mai non render giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? O Egli ci renderà giustizia con prontezza. E chi avrà seminato per la sua carne, mieterà corruzione dalla carne; ma chi avrà seminato per lo Spirito mieterà dallo Spirito vita eterna.

Badiamo dunque a come ci conduciamo ancora in questo giorno, chiediamo a Dio la forza per affrontare ogni circostanza non con uno spirito altero, ma consideriamo Gesù e il Suo sommo esempio, lasciamoci attrarre da Lui che è stato fra noi con umiltà e mansuetudine di cuore, e considerando che “Vale più la fine di una cosa, che il suo principio”. Sì, sarà valso a poco tutto il nostro zelo, il nostro servizio e la nostra consacrazione se non restiamo attaccati alla fedele Parola di Dio fino alla fine.

Oh fratelli Gesù ci ha prevenuti in queste cose nei giorni della Sua carne dicendoci che negli ultimi tempi: “… molti si svieranno, si tradiranno e si odieranno a vicenda. Molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti. Poiché l’iniquità aumenterà, l’amore dei più si raffredderà. Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato” (Matteo 24:10-13).

Sì, la fine della vita di coloro che hanno preso ad amare e a seguitare il Maestro con uno spirito di umiltà e di sottomissione alla Sua perfetta volontà, sarà ancor più gloriosa del suo principio.

Se abbiamo scelto questa parte possiamo andare avanti con forza ancora oggi, liberi da ogni sollecitudine per l’avvenire, fatta eccezione per questa saggia domanda: “Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?” (Luca 18:7, 8).

Signore aiutaci ad avere un cuore onesto e puro, portando frutto con perseveranza alla Tua gloria, in attesa del Tuo ritorno. “Io vengo presto; tieni fermamente quello che hai, perché nessuno ti tolga la tua corona” (Apocalisse 3:11), “Ecco, sto per venire e con me avrò la ricompensa da dare a ciascuno secondo le sue opere” (Apocalisse 22:12).

Angela Zanghi

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