LA VIA PER ECCELLENZA

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“E ora vi mostrerò una via, che è la via per eccellenza” (I Corinzi 12:31 – Vers. Riveduta).

La Via per eccellenza

Ora vi mostrerò una via che è la via per eccellenza. Ma dove si trova questa via? Conosciamo soltanto una via che è la via per eccellenza ed è Gesù. Anche i suoi discepoli gli fecero questa domanda chiedendogli con semplicità: «Signore non sappiamo dove vai, come possiamo sapere la via? E Gesù disse loro: “Io sono la via, la verità e la vitanull (Giovanni 14:5, 6). Più in là nel tempo i discepoli stessi vennero chiamati “i seguaci della Via” (Atti 9:2) e questo perché erano seguaci di Cristo.

Pertanto credo che si possa serenamente identificare la Via per eccellenza con la persona di Gesù. Ne avremo la riprova quando, una volta incamminatici in essa, ci riscopriremo ad avere sempre più le sembianze del nostro Maestro. E oggi è proprio di queste divine fattezze che vogliamo parlare, la nostra bussola sarà il capitolo 13 della prima epistola ai Corinzi, brano che le descrive maestrevolmente.

Sappiamo che prima di incamminarci in un sentiero è importante conoscere bene il percorso da seguire. Quando siamo in auto, ad esempio, non ci sogneremmo mai di proseguire davanti ad un segnale di divieto di transito o in un senso vietato, infatti, infrangeremmo il codice stradale, e non soltanto questo, potremmo sbagliare strada, e in più correremmo senz’altro dei grandi rischi. Ne consegue la necessità di accertarci di conoscere bene tutti i segnali stradali presenti sulla nostra strada, per poter comprendere in che modo e dove proseguire.

Quante volte abbiamo pensato che certe parole e alcune persone sono stati dei “segnali indicatori” posti sul nostro cammino per non farci sbagliare strada! In cima a questa lista vi sono certamente i genitori, il loro compito è di fondamentale importanza per la vita del loro figlio, sebbene non tutti i genitori sappiano cogliere appieno il privilegio della chiamata che Dio ha rivolto loro. I piccoli apprendono attraverso il loro comportamento e il loro linguaggio come interagire con il mondo che li circonda, ed è curioso notare come “mamma”, “papà” e “no” siano fra le prime parole che essi imparano a pronunciare. Su “mamma” e “papà” siamo tutti d’accordo e ci sembra anche ovvio il motivo, ma pochi si rendono conto del grande valore contenuto in questa sillaba: “no”. Come mai il “no” arriva ad affiancarsi alle prime parole comprese da una giovane vita? Posto che i genitori amino il loro bambino, oltre ad accudirlo, avranno anche cura di educarlo, e l’educazione comporterà dei divieti. Se non ricevesse dei NO il bambino non avrebbe gli strumenti necessari per discernere ciò che è bene per lui da ciò che può essergli nocivo, e si farebbe inevitabilmente del male.

Sin dal Monte Sion con le tavole della legge fino ad arrivare alle odierne leggi dello stato, al galateo, alle norme comunitarie, a quelle scolastiche, e a molte altre ancora, la vita di ogni essere umano è sempre stata regolamentata da dei “NO”.

A cosa servono questi NO o NON? Stando a quanto detto prima, ci servono a riconoscere la via da intraprendere, a togliere da essa tutti quei sassolini che ci farebbero inciampare impedendoci di percorrerla, e a non farci incorrere in ferite più o meno gravi, più o meno evitabili, più o meno pericolose.

Qual è l’elemento distintivo di questa via? Certamente l’amore.

Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (I Giovanni 4:8). E allora conosciamo questa Via, conosciamo il Signore, sforziamoci di conoscerlo (cfr. Osea 6:3).

In Luca 13:29 è scritto: “ … ne verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e staranno a tavola nel regno di Dio”. Verranno dalle estremità della terra raggiungendo tutti la stessa meta, come è possibile? È possibile se si sceglie di seguire un cammino comune, e se si percorre la via dell’amore di Dio. Dio può e vuole trasmetterci il Suo amore. Dio non lascia mai nulla al caso e senza dubbio non vanificherebbe l’opera Sua dedicandoci del tempo per ammaestrarci se non fosse anche certo di aver messo a nostra disposizione tutti gli strumenti necessari affinché insieme si possa apprendere come mettere in pratica i Suoi insegnamenti.

Detto questo, cominciamo a muovere alcuni passi in questa via. Facciamolo soffermandoci in particolar modo sulla lettura di quei “cartelli indicatori” che contengono dei “NON”, e poi su alcune brevi certezze relative al sentimento dell’amore, lo faremo chiedendo a Dio grazia di accettarli in ogni circostanza ed essendo pienamente convinti della loro utilità per la nostra vita.

“… L’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.

L’amore non verrà mai meno

(I Corinzi 13:4-8).

Il primo cartello NON che incontriamo lungo questo sentiero è:

“L’amore non invidia”.

Sappiamo cosa fece l’invidia? Certo che lo sappiamo, lo sapeva addirittura Pilato: “egli sapeva che glielo avevano consegnato per invidia” (Matteo 27:18), l’invidia mosse degli uomini a testimoniare il falso su Gesù Cristo e a condurlo ad un prolungato vituperio, agli scherni, alle percosse e alla crocifissione. “Ma voi non è così che avete imparato a conoscere Cristo” affermava l’apostolo Paolo (Efesini 4:20). Dio ci guardi dal coltivare in noi la radice di questo velenoso sentimento che purtroppo ancora oggi continua a causare, per quanti ne sono l’oggetto, tristi ed ingiuste vicende.

Il secondo non è: “L’amore non si vanta”.

In Galati 5:24-26 l’apostolo ci ricorda che: “Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche guidati dallo Spirito. Non siamo vanagloriosi, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri”, e ancora, nel capitolo 6 versetti 3 e 4 afferma:

“… se uno pensa di essere qualcosa pur non essendo nulla, inganna sé stesso. Ciascuno esamini invece l’opera propria; così avrà modo di vantarsi in rapporto a sé stesso e non perché si paragona agli altri”.

Non siamo vanagloriosi, perché l’amore non prende diletto in queste cose.

Il terzo è: “L’amore non si comporta in modo sconveniente”.

Cos’è sconveniente agli occhi di Dio? La risposta a questa domanda la troviamo nella Sua Parola: “Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento. Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio … perché eravamo tenebre, ma ora siamo luce nel Signore, conduciamoci dunque come figliuoli di luce” (Efesini 5:3-5, 8).

Il quarto cartello è: “L’amore non s’inasprisce …”

Davide nel Salmo 39 diceva: “Farò attenzione alle mie vie per non peccare con la mia lingua; metterò un freno alla mia bocca, finché l’empio mi starà davanti. Io sono stato muto, in silenzio, mi son taciuto senz’averne bene; anzi il mio dolore s’è inasprito. Il mio cuore si riscaldava dentro di me; mentre meditavo, un fuoco s’è acceso; allora la mia lingua ha parlato”. In Davide si è acceso un fuoco, probabilmente nella questione che stava affrontando egli era anche dalla parte della ragione, ma, essendosi inasprito, non ha potuto vigilare sulla sua condotta e così ha lasciato che l’ira prendesse posto nel suo cuore e la Bibbia ci insegna che “l’ira dell’uomo non compie la giustizia di Dio” (Giacomo 1:20).

Sul quinto cartello, strettamente legato al quarto, troviamo scritto:

“L’amore non addebita il male, non gode dell’ingiustizia”.

Davide descrive l’azione compiuta in seguito all’inasprimento del suo cuore affermando: “… allora la mia lingua ha parlato”. Anche Giacomo, nella sua epistola, fa riferimento alla lingua sostenendo che essa è un fuoco, che è il mondo dell’iniquità ed è piena di veleno mortale. Pensiamo ora se questa stessa descrizione dovesse essere fatta per il parlare di coloro che hanno conosciuto il Signore, e se di grazia può mai essere possibile che un cuore rinnovato dall’amore divino goda nell’intessere falsità sul conto del suo prossimo o nell’emettere giudizi inclementi su difetti e mancanze delle quali, certamente, anche chi sentenzia non è esente.

Per meglio comprendere la contraddizione di questa condotta è davvero doveroso riportare il resto delle parole di Giacomo sulla questione:

“Dalla medesima bocca escono benedizioni e maledizioni. Fratelli miei, non deve essere così. La sorgente getta forse dalla medesima apertura il dolce e l’amaro? Può forse, fratelli miei, un fico produrre olive, o una vite fichi? Neppure una sorgente salata può dare acqua dolce. Chi fra voi è saggio e intelligente? Mostri con la buona condotta le sue opere compiute con mansuetudine e saggezza. Ma se avete nel vostro cuore amara gelosia e spirito di contesa, non vi vantate e non mentite contro la verità. Questa non è la saggezza che scende dall’alto; ma è terrena, animale e diabolica. Infatti dove c’è invidia e contesa, c’è disordine e ogni cattiva azione” (Giacomo 3:10-16).

Signore grazie per la Tua Parola e perché se ci atteniamo alle sue verità con mansuetudine e saggezza per certo Tu stesso a suo tempo turerai la bocca che proferisce menzogne nei confronti dei Tuoi figlioli! “Può un fico produrre olive, o una vite fichi?” Questa domanda retorica non può che rimandarci a quello che il Maestro stesso aveva insegnato all’autore dell’epistola (e anche a noi!): “Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?” (Matteo 7:16). Gesù ci ha insegnato che saremo riconosciuti dal frutto che portiamo. E certamente il frutto di labbra che confessano il suo nome (cfr. Ebrei 13:15) sarà un sacrificio di lode che non riusciremo a portare a Dio se il nostro cuore si è inasprito contro un nostro fratello, o una nostra sorella, contro i nostri familiari, o contro chi non ha ancora affidato la sua vita al Signore e aspetta con impazienza che dalle nostre labbra scaturisca una dolce sorgente di guarigione, anche in risposta alle provocazioni ricevute. Chi è lontano dalla grazia dimora in una terra arida e ha bisogno di vedere in noi attraverso i fatti e una buona condotta una santa differenza, soltanto questo potrà attrarlo a Cristo.

Possa il nostro parlare essere condito con sale, possano le nostre parole conferire grazia a chi le ascolta, ed esser capaci di edificare e di condurre anime al Salvatore.

In caso contrario nel nostro cuore si verificherà esattamente tutto l’opposto di ciò che questa “segnaletica della grazia” vuole indicarci. Infatti, un cuore che ha fatto posto all’ira, e non ha vigilato sull’uscio delle proprie labbra, prenderà ad addebitare il male, a sospettare il male, a godere dell’ingiustizia e a non gioire con la verità.

Ma l’amore vero cosa fa? “Gioisce nella Verità” e pur di restarle fedele

“SOFFRE OGNI COSA”.

C’è una sofferenza gradita a Dio e che ha delle conseguenze di pace:

“… ma soffri anche tu per il vangelo, sorretto dalla potenza di Dio” (II Timoteo 1:8b) … “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui” (I Corinzi 12:26) … “Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, svolgi il compito di evangelista, adempi fedelmente il tuo servizio” (II Timoteo 4:5), e questi sono soltanto alcuni esempi della sofferenza che l’amore può riuscire a farci sopportare. Consideriamo Gesù, Egli stesso, benché fosse il Figlio di Dio, “imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì” (cfr. Ebrei 5:8).

La sofferenza può insegnarci molte cose e modellare tante spigolature del nostro carattere fino a farci comprendere che rifugiarci sotto le ali paterne del nostro Dio è l’unico modo per trovare rifugio e forza per affrontare e superare “ogni cosa”.

Dio sa cosa sta facendo, anche quando noi non lo capiamo. Le prove che soffriamo, se vengono superate nel modo giusto con l’aiuto divino, costituiscono senza dubbio dei passi in avanti nella conoscenza del nostro Signore e in avanti nella via che conduce verso il cielo.

Parlavamo di conseguenze di pace, ma quali sono le conseguenze di pace per coloro che accettano e scelgono con gioia non soltanto di credere, ma anche di essere partecipi delle sofferenze di Cristo?

Essi saranno partecipi delle Sue consolazioni! Egli ci ha liberato in passato, ci libera ancora oggi e ci libererà sempre! Tutto ciò che hai affrontato quest’anno a scuola, in famiglia, sul lavoro, fra le persone a te più care e quello che affronterai ancora in futuro guardalo sotto questo punto di vista:

“ … rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo, perché anche al momento della rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Se siete insultati per il nome di Cristo, beati voi! Perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di voi” (I Pietro 4:13, 14) … “Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano” (Giacomo 1:12).

Coloro che sono stati resi capaci di soffrire per Cristo ricevono una santa investitura fatta di fede, speranza, pazienza e forza.

Ancora, la Scrittura, proseguendo nel nostro testo di I Corinzi 13, ci assicura che chi ama:

CREDE OGNI COSA”.

E tu, credi che Gesù salverà i tuoi cari? Credi che ti battezzerà nello Spirito Santo? Che porterà a compimento e benedirà i progetti che ti ha messo e che metterà nel tuo cuore? Credi che Egli è potente da custodire il tuo deposito di fede fino ad Suo ritorno?

Il vero amore per Cristo deve necessariamente spingerci a rispondere “SI!” a queste domande.

Il re Davide, avendo sperimentato l’amore di Dio affermava: “Spera nell’Eterno e segui la sua via, Egli ti esalterà perché tu possieda la terra” (Salmo 37:34) e ancora il profeta Isaia, parlando da parte di Dio, annunciava: “Mai si era udito, mai orecchio aveva sentito dire, mai occhio aveva visto che un altro dio, all’infuori di te, agisse in favore di chi spera in lui. Tu vai incontro a chi gode nel praticare la giustizia, a chi, camminando nelle tue vie, si ricorda di te …” (64:4).

Questo amore che “SPERA OGNI COSA” e che trova la sua forza nell’Eterno, sarà reso anche capace di “SOPPORTARE OGNI COSA” affinché “Cristo abiti per mezzo della fede nei nostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siamo resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siamo ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Efesini 3:17-19).

Probabilmente è proprio questo che ci manca per realizzare quel risveglio che tanto bramiamo: l’Amore.

La Via dell’Amore nella Bibbia è posta come un sapiente intermezzo fra il capitolo 12 e il capitolo 14 dell’epistola ai Corinzi e noi crediamo fermamente che la disposizione degli insegnamenti divini non sia assolutamente lasciata al caso! Infatti, se fossimo senza amore come potremmo far tesoro dei doni di Dio?

“L’AMORE NON VERRA’ MAI MENO” (v. 8).

Se sostituissimo al termine AMORE il nome di GESU’ potremmo serenamente ripetere la stessa affermazione con tutta la nostra voce. Tutto passerà, ma l’amore non verrà mai meno. E quando la perfezione, che è Cristo, sarà manifestata, quello che è stato sperimentabile soltanto in parte sarà abolito, ma noi vivremo l’eternità nella pienezza di ciò che Egli è: AMORE.

 “Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino” (I Corinzi 13:11).

L’ordine delle azioni compiute dai bambini spesso non segue quello che dovrebbe essere il corso logico delle cose, e anche noi solitamente compiamo lo stesso errore. Quale? Prima parliamo, poi pensiamo e poi ragioniamo su quanto abbiamo detto, il più delle volte pentendoci! Ah insensata impulsività!

Dovremmo prima pensare, poi ragionare sulle conseguenze che potrebbe avere quanto stiamo per affermare e poi parlare, e questo non significa perdere la nostra spontaneità, ma piuttosto volersi assicurare che quanto stiamo per dire possa conferire grazia a chi ascolta e portargli sollievo anziché aumentare il suo peso! Un bambino spesso non vi bada, e tali siamo anche noi quando ci lasciamo trascinare dai nostri sentimenti e dalla nostra impulsività invece di agire guidati dal Signore. Non saremo esenti da errori anche con tutte queste accortezze, ma sono certa che se avremo fatto del nostro meglio, cercando l’altrui interesse prima del nostro, sarà molto più semplice chiarire qualunque malinteso.

Qualche capitolo prima, rivolgendosi agli stessi fratelli, Paolo aveva scritto: “Fratelli, io non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo. Vi ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate capaci di sopportarlo; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali(3:1, 2). Ma perché diceva loro così? Perché li definisce immaturi e carnali? Non li avrà forse offesi? No! Tutt’altro! Essi sanno che è il suo amore per loro ad averlo spinto a metterli in guardia. E sanno che probabilmente il loro amore si è contaminato con l’invidia, con la vanagloria e con altri cattivi pensieri e che occorre che vengano esortarti a ricominciare tutto, ritornando a nutrirsi dei primi e fondamentali insegnamenti della grazia divina (metaforicamente chiamati “latte”):

Sbarazzandovi di ogni cattiveria, di ogni frode, dell’ipocrisia, delle invidie e di ogni maldicenza, come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza, se davvero avete gustato che il Signore è buono” (I Pietro 2:1-3). Ma poi, il cibo solido di cui parla Paolo per crescere forti, quando lo gusteranno? Esso arriverà sulla loro mensa nella misura in cui crescerà il loro legame con il Signore, il quale farà crescere in loro un desiderio forte, reale e pratico di servirlo, servendo i loro simili.

Ad ogni modo la buona notizia per tutti noi bambini sbadati è che Dio ci ha adottati nella Sua famiglia e che abbiamo ricevuto l’adozione del miglior Padre che si potesse desiderare grazie al sacrificio espiatorio di Gesù per i nostri peccati. Pertanto desideriamo consolarci osservando anche un’altra immagine dei bambini descritta dal Signore, e ispirarci ad essa come l’apice della nostra crescita spirituale. Un bambino, infatti, non indica soltanto immaturità, ma il bambino è il centro dell’amore, dell’umiltà e della fiducia, fiducia che sopravanza molti condizionamenti e tante inutili razionalizzazioni.

A riprova di questo Gesù disse: “Non avete mai letto: Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode?” (Matteo 21:16) e ancora “Lasciate che i bambini vengano a me, e non glielo vietate, perché il regno di Dio è per chi assomiglia a loro” (Luca 18:16). Per questo motivo siamo pur bambini quanto a malizia, ma quanto al ragionare chiediamo a Dio grazia di essere uomini compiuti (cfr. I corinzi 14:20). Infatti, se non giungeremo ad assomigliare ai piccoli fanciulli nella semplicità del nostro cuore, non entreremo affatto nel regno di Dio.

Cari, torniamo a confidare nel Signore e a sperare in Lui come farebbe un bambino, a fare tutto ciò che Egli ci chiede con la stessa gioia che hanno i fanciulli quando gli adulti affidano loro le prime responsabilità e parliamo di Gesù a questo mondo con l’entusiasmo che caratterizza i piccoli quando raccontano la storia più bella che gli sia mai stata narrata e poi … ascoltiamo il Signore che ci addita nostro fratello maggiore e dice: “Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo(Matteo 17:5). Gesù spogliò sé stesso e umiliò sé stesso per noi, ma ci siamo mai chiesti perché l’ha fatto? L’ha fatto PER AMORE!

Ogni cosa compiuta e ogni parola pronunciata da Gesù procedeva dal Suo amore per te e per me, ed è questo amore che ci ha aperto le porte dell’eternità! “Soltanto, dal punto a cui siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via(Filippesi 3:16).

Caro/a che leggi, sii riempito/a dell’amore divino in questo giorno insieme a me, quell’amore che ci renderà capaci di percorrere questa Via santa e preziosa. Non cercare in te stesso/a o negli altri le forze per farlo, ma attingile dalla fonte stessa dell’amore: GESÙ.

Dio è fedele e farà anche questo per te e per me: ci renderà “bambini” pieni d’amore disposti a tutto per Cristo, per i nostri fratelli e per quanti sono sulla via della salvezza, ma perché Egli possa operare, dobbiamo innanzitutto volerlo e poi cercare di camminare ogni giorno come Lui camminò, seguendo la Sua “divina segnaletica”:

“Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore;

ma la più grande di esse è L’AMORE”.

Dio ci insegni ad amare come Lui ci ha amati.

Con affetto,  Angela Zanghi

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  1. Mariella
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