Partiamo, andiamo a Betel

Lo leggi in: 3 minuti

“Partiamo, andiamo a Betel; là farò un altare al Dio che mi esaudì nel giorno della mia angoscia e che è stato con me nel viaggio che ho fatto”. Questa affermazione, che troviamo in Genesi cap. 35 verso 3, parte dalla risolutezza di un cuore convinto e determinato. Giacobbe si trova nella condizione che sarebbe auspicabile per tutti noi in questo giorno. Egli ha udito e compreso un preciso invito divino e ha predisposto tutta la sua volontà nel metterlo in pratica.

Cammina con fiducia

Giacobbe è consapevole del fatto che la sua decisione comporterà delle conseguenze anche per coloro che fanno parte della sua vita; ha potuto comprendere dalle vicissitudini passate l’importanza di un’ubbidienza che non sia parziale, ma totale, alle esortazioni dell’Eterno. Così, dall’abbondanza del suo cuore la sua bocca ha parlato.

Giacobbe ora parla dall’abbondanza del cuore e non del sentito dire.

Il versetto 3 del cap. 35 di Genesi, non ci trasmette una mera ripetizione delle parole che il patriarca ha udito, ma ci mostra chiaramente che egli ha fatto suo l’oggetto dei suoi discorsi.

Spieghiamoci meglio, “Partiamo …” e “andiamo …”, sono parole che si possono dire con la giusta enfasi soltanto quando la persona da cui abbiamo ricevuto un’esortazione è una persona affidabile, una persona in cui ha senso riporre la nostra totale fiducia.

Pensaci un attimo, tu cosa faresti?

Lasceresti la tua casa e tutti i tuoi beni senza avere delle certezze?

Saresti disposto ad esortare coloro che ami a rinunciare ai loro agi senza esser certo di non compromettere la loro esistenza?

Partiresti con questi presupposti?

Credo proprio di no!

Ma Giacobbe era un uomo valoroso, dirai tu; oh no, ti rispondo, egli è riuscito a partire semplicemente perché la certezza di cui stiamo parlando la possedeva davvero!

In passato aveva avuto una conoscenza del Signore, ma era una conoscenza prettamente teorica; Dio per lui era il Dio di suo padre e di suo nonno, ma non certo il suo.

Un giorno però questo Dio si è rivelato a lui attraverso una scala nel cielo, gli ha mostrato il cammino che avrebbe dovuto intraprendere per ottenere salvezza e pace, gli ha promesso sostegno e prosperità lungo il viaggio, e lo ha spinto a desiderare una comunione intima con Lui promettendogli questo:

“Io sono il SIGNORE, il Dio d’Abramo tuo padre e il Dio d’Isacco. La terra sulla quale tu stai coricato, io la darò a te e alla tua discendenza … Io sono con te, e ti proteggerò dovunque tu andrai e ti ricondurrò in questo paese, perché io non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto” (Genesi 28:13, 15)

L’Eterno ha mantenuto la sua promessa, ha mostrato misericordia e benignità verso di lui ed i suoi cari, ha esaudito la sua preghiera e lo ha protetto da ogni male, ora Giacobbe può serenamente affermare: “ … andiamo a Betel; là farò un altare al Dio che mi esaudì nel giorno della mia angoscia e che è stato con me nel viaggio che ho fatto”.

Di cosa si tratta? Come può Giacobbe testimoniare ai suoi familiari che conoscevano il suo carattere instabile, senza vergogna?

Dove trova questo coraggio?

E tu come potrai ubbidire e portare a termine il compito che Dio ti ha affidato?

Giacobbe ha trovato la sua forza in Dio, la sua speranza in Dio, il suo rifugio e la sua meta in Dio, la sua certezza in Dio; perché Dio è forza, speranza, fedeltà e grazia per coloro che Gli appartengono.

Giacobbe aveva deciso di camminare nell’ubbidienza e in un profondo sentimento d’amore scaturito dalla riconoscenza.

Se sei un peccatore che ha gustato la grazia rigenerante e la fedeltà del Signore puoi seguire le sue orme anche tu:  “quello che intraprenderai riuscirà e sul tuo cammino risplenderà la luce” (Giobbe 22:28).

Come puoi dirlo?

Posso perchéFedele è Colui che ti chiama, ed Egli farà anche questo” (I Tessalonicesi 5:24)

Angela Zanghi

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.