Procacciate sempre il bene

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“Guardate che nessuno renda ad alcuno male per male; anzi cercate sempre il bene gli uni degli altri e quello di tutti” (I Tessalonicesi 5:15)

La Versione Riveduta, versione precedente a quella comunemente usata della Bibbia, interpreta “cercate sempre il bene” con “procacciate sempre il bene”. Il termine procacciare significa ‘procurare, per lo più con uno sforzo insistente e indaffarato’, e anche ‘fare in modo, impegnandosi direttamente’. Che magnifico sprone, ci viene dalla Parola del Signore quest’oggi, dobbiamo impegnarci direttamente, anche con uno sforzo insistente ed indaffarato a fare del bene e a preservare il bene di tutti coloro che ci circondano. Ma com’è possibile? In cosa consiste questo sforzo continuo che in prima persona siamo chiamati a compiere?

“Guardate che nessuno renda ad alcuno male per male”. Questo principio è disseminato in tutto il Vangelo. Chi risponde al male con il male, non sarà tenuto per innocente davanti a Dio. Gesù ci ha esortati all’amore, alla sopportazione, alla sincerità, alla santità, all’ospitalità, al servizio, alla purezza dei sentimenti del nostro cuore.

Gesù prese a fare e poi ad insegnare ci dice l’apostolo Giovanni nel suo Vangelo, come anche tutta la Parola dimostra, e dopo aver insegnato attraverso i fatti la Sua dottrina, Gesù ha esortato i Suoi discepoli a fare la stessa cosa.

Gesù non ha lasciato loro il marchio di un’associazione da appuntare sui loro abiti, o di una denominazione di cui fregiarsi nei loro discorsi, o di un’immagine che Lo ritrae in modo da poter mostrare di averlo conosciuto e di portarlo a modo loro sempre assieme. Oh no! Gesù ha piuttosto detto questo ai Suoi: “Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:34, 35).

Sì, esattamente come la natura di un albero viene stabilita dal frutto che esso porta, così anche ciò che abita il cuore dell’uomo si riconosce da come si relaziona con il suo prossimo. E non c’è emulazione che tenga di fronte alle intemperie della vita e al vaglio del discernimento divino donato ai Suoi figlioli; soltanto il cuore nel quale lo Spirito di Dio ha fatto la Sua dimora, potrà portare buoni frutti, dopo aver seminato intorno a sé il seme della speranza dato dall’Evangelo della pace.

Gesù non ha mai fatto molti giri di parole, l’amore che Egli porta per il Suo “piccolo gregge” non ha eguali e ci previene ancora oggi a questo modo: “chiunque avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono, meglio sarebbe per lui che gli fosse messa al collo una macina da mulino e fosse gettato in mare” (Marco 9:42). Badiamo di costituire un motivo di ringraziamento al Signore per i nostri fratelli e non di scandalo, contribuiamo alla mutua edificazione e alla crescita nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore Gesù.

Il nostro parlare sia sempre con grazia, “condito con sale”, ovvero non sia vacuo, superficiale e colmo di frivolezze, ma consistente e ‘saporito’ per chi lo ascolta. Saporito? Sì, un cuore ripieno della presenza del Signor Gesù è sensibile, e discerne i sentimenti che muovono le parole dei suoi interlocutori. Giobbe diceva: “L’orecchio non discerne forse le parole, come il palato assaggia i cibi?” (12:11). E ancora il salmista, rivolgendosi al Signore: “Oh, come sono dolci le tue parole al mio palato! Son più dolci del miele alla mia bocca” (119:103). Quante volte anche solo una parola detta o udita ha prodotto sconforto e rubato la speranza. Non dev’essere così! Siano fatti di parole di incoraggiamento, saggezza, affetto, guida e conforto i discorsi che rivolgeremo a quanti incontreremo oggi sul nostro cammino. E non arrestiamoci mai dal predicare la Buona Notizia di Cristo Gesù il Salvatore!

L’apostolo Paolo ci conferma in questo punto dicendoci che: “tutta la legge è adempiuta in quest’unica parola: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Ma se vi mordete e divorate gli uni gli altri, guardate di non essere consumati gli uni dagli altri” (Galati 5:13-15). Siamo stati chiamati a rappresentare il corpo di Cristo in questa terra corrotta e nel disordine, per esserle d’esempio; e sarà bene per noi che venga preservato forte, armonioso e sano! Questo corpo, se ben collegato e ben connesso, mediante l’aiuto fornito da ciascuno, può trarre il proprio sviluppo e crescere alla perfetta statura di Cristo, nella misura del vigore di ogni singola parte.

Che meraviglia! Gesù mi dice che se gioisco gioiranno altri a motivo della mia gioia e se soffro altri soffriranno con me, alleviando il mio dolore con l’aiuto che, grazie al Suo amore, saranno pronti a fornirmi. E mi insegna a fare la stessa cosa a mia volta. Ma se ci mordiamo con invidie, gelosie, contese, ire, rivalità, maldicenze, insinuazioni, superbie, e disordini, non faremmo altro che destinare il nostro spirito a spegnersi.

Riflettiamo, anche qualora avessimo subito queste cose ingiustamente, se spendessimo le nostre forze nel renderci male per male non faremmo che assomigliare ai nemici della croce di Cristo e non a coloro che hanno scelto di offrire a Lui la loro vita affinché Egli ne tragga il frutto del tormento dell’anima Sua.

Fratelli comportiamoci “… in modo degno della vocazione che ci è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandoci gli uni gli altri con amore,     sforzandoci di conservare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace” (Filippesi 4:1-3), e abbiamo “amore intenso gli uni per gli altri, perché l’amore copre una gran quantità di peccati. Siamo ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare. Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri” (I Pietro 4:8-10).

“Oh parli bene tu! Ma tu non sai ciò che mi è stato fatto! Io amo il Signore, ma quella persona lì proprio non posso perdonarla e anzi se potessi non sai che le farei!!!”

Quale rammarico portano queste parole sul volto di Colui che ci ha mostrato ben altra via per la vita. Carissimi, non possiamo dire di amare il Signore e al contempo odiare il nostro prossimo, renderemmo Dio bugiardo, perché Egli è amore e in Lui non v’è ombra alcuna.

Al cospetto dell’Altissimo, che ci ha appieno forniti delle armi dell’amore per combattere quelle che altro non sono che astuzie di Satana per tenerci divisi e non poter così rendere un servizio efficace alla gloria del Signore, al Suo cospetto, anche la più ferrea arringa volta ad avvalorare le nostre giustificazioni per aver odiato o serbato amarezza non sarà altro che una sudicia scusa!

“Amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. Se uno dice: “Io amo Dio”, ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello” (I Giovanni 4:7, 8, 20, 21).

Sì, ancora oggi dobbiamo esser vigili. Giungeranno provocazioni e si riapriranno forse anche antiche ferite, ma cari non facciamo le nostre vendette, attendiamo il Signore e, nel frattempo, appieno consolati dal Suo amore, guardiamo, e perché no, impediamo che si “renda ad alcuno male per male”  ma “anzi, cerchiamo sempre il bene gli uni degli altri e quello di tutti”.

Dio ci benedica.

Angela Zanghi

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