“E’ LA PASQUA DEL SIGNORE” (Esodo 12:11)

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… dall’Antico al Nuovo Testamento

Letteralmente “passaggio” o “atto del passare”, la Pasqua rappresentava la più grande solennità ebraica, l’occasione offerta a tutto Israele per ritornare col pensiero e col cuore al giorno della loro liberazione.   Infatti, risalendo alle orgini, tale ricorrenza costituiva innanzitutto “UNA SOLENNE FESTIVITA’ PER ISRAELE”.

Non voleva solo alludere alla salvezza dei primogeniti di Israele dal giudizio di Dio  verso gli egiziani.  Soprattutto doveva segnare storicamente e raffigurare spiritualmente il tempo, le circostanze ed il significato della loro liberazione civile e del passaggio da una condizione di schiavitù alla emancipazione nazionale e morale.

A tale scopo Dio prescrisse un preciso cerimoniale, da osservare in tutte le sue parti, onde conservare e tramandare il senso simbolico dell’evento.

L’istituzione divenne una festività perpetua attraverso la quale ricordare la potente liberazione compiuta dal Signore a favore del Suo popolo: ” quel giorno sarà per voi un giorno di ricordanza e lo celebrerete come una festa in onore del Signore… perchè Ei vi trasse dal paese d’Egitto”.

Così Israele, anno dopo anno, celebrava la sua Pasqua, guardando al giorno in cui il MESSIA, il vero liberatore, lo avrebbe liberato dal proprio peccato.

Gesù rappresenta “la consolazione d’Israele” e di tutta l’umanità ed è indicato come Colui “che salverà il Suo popolo dai loro peccati”. Per essere tale, “ANCHE LA NOSTRA PASQUA, CIOE’ CRISTO, E’ STATA IMMOLATA”.  Difatti, mentre in Gerusalemme si festeggiva la Pasqua mosaica, proprio in quei giorni Gesù offriva se stesso sulla croce, si immolava per noi e diveniva “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”.

L’insegnamento tipologico di Mosè, il valore simbolico delle sue prescrizioni, le figure messianiche si adempivano esattamente in Cristo Gesù; “in Lui abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati”, “sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati … ma col prezioso sangue di Cristo, come d’Agnello senza difetto nè macchia”.

Santa Cena

La fonte della nostra liberazione spirituale è pertanto l’opera salvifica del Salvatore Gesù, morto per noi e risorto per noi, ed il ricordo di tale redenzione e del carattere sacrificale della sua morte è continuamente ravvivato in noi per mezzo della cosiddetta “Cena del Signore” : “FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME”.

Mentre per Israele la Pasqua doveva essere il giorno di “ricordanza”, la Chesa rammemora la propria redenzione attarverso la consumazione del pane e del vino: “ogni volta che voi mangiate questo pane e bevete di questo calice, VOI ANNUNZIATE LA MORTE DEL SIGNORE…” …” .

Naturalmente per il vero cristiano non è più concepibile limitare il ricordo dell’opera e del sacrificio del proprio Salvatore Gesù ad una sola giornata o catalogarlo come una ricorrenza annuale o una mera festività religiosa.

Ogni giorno il credente sente il bisogno di rinverdire l’efficacia della Sua morte ed il valore delle Sue sofferenze, ogni giorno può fare appello alla potenza del sangue sparso e sempre troverà rifugio e liberazione in Cristo Gesù.

Franco Citarella

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